Boaz Content Banner Jachin

 

Commento di GOD a “Superficialità o azione malevola di chi sa di essere debole? Replica al Grande Oriente d’Italia Democratico, articolo del 22 settembre 2012 by Stefano D’Andrea per APPELLO AL POPOLO

 

 

 

 

La questione originaria è quella posta nel nostro

Commento di GOD a "Lettera ad alcuni studenti MMT (che spero siano la maggioranza)", articolo del 18 settembre 2012 by Stefano D'Andrea e a "Paolo Barnard non faccia l'ipocrita e sacrifichi il suo narcisismo alla buona causa della MMT", articolo del 16 settembre 2012 by Francesco Maria Toscano per il Moralista (clicca per leggere).

A tale contributo, risponde il giurista Stefano D’Andrea, con

“Superficialità o azione malevola di chi sa di essere debole? Replica al Grande Oriente d’Italia Democratico”, articolo del 22 settembre 2012 by Stefano D’Andrea per APPELLO AL POPOLO (clicca per leggere).

Sollecitando così, una nostra risposta.
Intanto, è bene chiarire un fatto preliminare.
Proprio perché il nostro leader Gioele Magaldi ci aveva descritto D’Andrea come “un socialista patriottico” (ma non nazionalista in senso estremistico), ci ha alquanto sorpreso il carattere duro e intransigente dell’anti-europeismo contenuto nel pezzo

“Lettera ad alcuni studenti MMT (che spero siano la maggioranza)”, articolo del 18 settembre 2012 by Stefano D’Andrea (clicca per leggere),

D’altra parte, è bene sgombrare il campo anche da un altro possibile fraintendimento: e cioè l’aspettativa che il Fratello Magaldi debba sottoscrivere, in parte o in toto, le posizioni di tutti coloro che hanno l’opportunità, dall’interno della Redazione di www.grandeoriente-democratico.com , di esprimere determinate opinioni.
Qui da Noi, pur all’interno di un comune collante culturale e filosofico-ideologico, sussiste una pluralità di posizioni, sensibilità, convincimenti.
Brevemente interpellato su questa dialettica con il giurista Stefano D’Andrea nelle precedenti ore, Gioele Magaldi si è limitato a ribadire che conserva una eccellente impressione del valore intellettuale e della simpatia umana del suddetto, aggiungendo che, a suo parere, le idee di D’Andrea non dovrebbero costituire un obiettivo polemico da parte di GOD, non essendoci una invalicabile distanza paradigmatica fra il socialismo patriottardo di costui e il socialismo liberale che caratterizza parte degli aderenti al Grande Oriente Democratico; sicuramente di quelli che, con il concorso di cittadine e cittadini profani, hanno dato un sostegno alla costituzione del Movimento d’opinione politico meta-partitico Democrazia Radical Popolare (www.democraziaradicalpopolare.it).
Prendiamo atto del parere del Fratello Magaldi, ma, almeno in questa occasione, ci dichiariamo dissenzienti da lui.
Né ci sembra che Magaldi sia solito sostenere la necessità di un pensiero unico massonico, tantomeno nell’area culturale di GOD.
Perciò, almeno fintanto che il nostro leader non voglia far pesare la sua autorità (frutto di consenso per il suo stile libertario, pluralistico e democratico) per impedire a posizioni parzialmente differenti dalle sue di trovare espressione sul sito ufficiale di GOD, alcuni di Noi, anche dissentendo dalle convinzioni precipue del “capo”, continueranno a sentirsi liberi di esprimere le proprie idee, per quanto eretiche o eterodosse in rapporto al pensiero di chi ci guida (per nostra libera scelta di farci guidare).
E veniamo al punto, relativamente a Stefano D’Andrea.
Con tutto il rispetto per la persona e per l’intellettuale – che nemmeno a Noi sta antipatico o risulta alieno da una comune piattaforma di sensibilità democratica – quando cominciamo una (doverosa, ma civile) polemica, non è per sottolineare le affinità, ma semmai per evidenziare le differenze.
Infatti, riteniamo utile e feconda una simile operazione analitica, assai più proficua e culturalmente igienica di un malinteso indirizzo politically correct  (nel merito, perché nel metodo ci piace conservare uno stile amichevolmente dialogico) a tutti i costi,il quale finisca per sfumare e rimuovere le divergenze programmatiche e ideologiche di gruppi che, magari possono fare contingente fronte comune per specifiche battaglie civili o politiche, ma si nutrono di Weltanschauungen significativamente differenti. Intanto, ci rallegriamo che D’Andrea riconosca come scelta linguistica, “magari infelice”, quella relativa all’uso del termine “nemico” per coloro che non la pensano come lui, poco o tanto.
In egual misura, ci rallegriamo del fatto che D’Andrea sottolinei di non essere un social-nazionalista o un nazional-socialista, bensì un “socialista patriottico”. Ma il riferimento alle prime due opzioni ci era venuto in virtù del fatto che, non per caso, analoga avversione viscerale all’europeismo è testimoniata di questi tempi propri dai gruppi nazional-socialisti del Vecchio Continente, come ad esempio “Alba Dorata” in Grecia, il Fronte Nazionale in Francia e altri altrove. Ciò, in perfetta sintonia argomentativa con il pensiero neo-sovranitarista e in identica polemica contro i fautori del globalismo cosmopolita, rispetto a quella dei “socialisti patriottici” sovranitaristi che si ritengano democratici.
Del resto, non bisogna credere che sia esistito e che esista un solo tipo di nazional-socialismo, e cioè quello cosiddetto hitleriano, derivato dal Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP).
Era un socialismo nazionalistico anche il regime fascista nella sua fase ante-bellum e ante-vergognose leggi razziali. E, da quanto ci è stato riferito in merito all’intervento di Stefano D’Andrea in

Convegno a Frosinone su "La natura dell'euro: la pillola rossa o la pillola blu", organizzato da ECO DELLA RETE. Grande Oriente Democratico presenta l'intervento di Gioele Magaldi e TUTTI GLI ALTRI VIDEO (clicca per visionare),

costui ha usato esplicite parole di apprezzamento per alcuni tecnocrati cui il Duce affidò la regia economica e industriale di parte significativa del ventennio.
Uno di questi tecnocrati era il Massone Alberto Beneduce (già socialista, come Benito Mussolini, anche se appartenente alla corrente riformista e liberal capeggiata dai Massoni Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi, espulsi dal PSI nel 1912 proprio su spinta del futuro fondatore del fascismo, allora socialista massimalista), principale creatore dell’IMI (Istituto Mobiliare Italiano, del 1931) e dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale, nel 1933).
Orbene, checché ne pensi D’Andrea, Noi non amiamo confondere le politiche di sano intervento statale nell’industria e nell’economia attuate dal Massone progressista Franklin Delano Roosevelt in un contesto di pieno stato di diritto e legalità istituzionale liberal-democratica, con quelle interventiste operate dal rinnegato (rispetto alla democrazia liberale) Beneduce alla corte del regime fascista. Un regime clericale, illiberale, elitario, gerarchico, antidemocratico, ma anche retoricamente populista e nazionalista.
Si possono infatti compiere sapienti comparazioni storico-sociologiche tra le politiche economiche degli Stati Uniti rooseveltiani, dell’Italia fascista e della Germania nazista (e c’è chi lo ha fatto egregiamente, come Wolfgang Schivelbusch nel suo 3 New Deal. Parallelismi tra gli Stati Uniti di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler. 1933-39, Tropea Editore, Milano 2008 [2006] ). Si poté, già negli anni Trenta (specie da parte dei repubblicani americani) polemizzare con Roosevelt, accusandolo di “socialismo” e “leaderismo autocratico” simile a quello dei dittatori europei, ma fu proprio il grande presidente USA a replicare a queste calunnie ribadendo la chiara differenza tra un sistema di libero mercato dove lo Stato liberal-democratico interviene strategicamente senza violare i diritti della società civile e degli operatori privati, e regimi dove lo Stato corporativo e totalitario applica nel contempo parametri iperliberistici a vantaggio della grande industria, salvo concedere paternalisticamente un incremento dell’occupazione ad una classe lavoratrice priva di diritti politici e sindacali, per di più mantenuta a bassi livelli di sussistenza.
Ecco, non vorremmo che in tempi di democrazia liberale garantita dalla Costituzione, i socialisti nazional-sovranitaristi si dichiarassero democratici (come in tempi di libertà parlamentare era stato socialista e democratico Alberto Beneduce), mentre in seguito a eventuali sconvolgimenti politici, fossero disposti a sacrificare la democrazia e il liberalismo ad una qualche forma di socialismo organicistico, esattamente come fece quel Beneduce che si prestò vigliaccamente a collaborare con le camicie nere, e che piace tanto all’ottimo D’Andrea.

Sempre a proposito di rallegramenti (o meno), non ci rallegriamo del fatto che D’Andrea ci indichi alcuni nomi di personaggi e partiti come fulgidi esempi di patriottismo.
Egli cita – non per caso, e dimostrando una notevole finezza erudita – il Massone Concetto Marchese (1878-1957), già giovanissimo aderente al Partito Socialista Italiano, poi passato nel 1921 nelle file del PCI.
Ma come del socialista Beneduce prestatosi al Fascismo, non abbiamo grande stima del socialista Marchese (ancorché fratello) convertitosi al Comunismo più ortodosso e intransigente, grande ammiratore di Lenin e di Stalin, persino fustigatore ironico di Kruscev, allorché costui iniziò a criticare i nefandi crimini politici commessi dal meraviglioso georgiano.
Semmai, del Massone Marchese possiamo apprezzare la linea di ferma opposizione (contro quell’ipocrita di Palmiro Togliatti) all’inserimento dei Patti Lateranensi clerico-fascisti nell’articolo 7 della Costituzione, inserimento che fu consentito proprio grazie al voto determinante del PCI.
Certo che i partigiani ricordati dall’ANPI furono patrioti.
Ma che c’entra con il nostro motivo del contendere?
Andando oltre, la “Resistenza” fu senz’altro un movimento benemerito e patriottico (al netto delle barbare violenze perpetrate da alcuni – non molti, per fortuna- partigiani comunisti non soltanto verso alcuni settori della popolazione civile, ma anche nei confronti di “resistenti” socialisti, repubblicani, azionisti, liberali e popolar-democristiani, con replica dei massacri stalinisti ai danni dei propri “compagni” anarchici, socialisti e liberali durante la Guerra Civile spagnola del 1936-39), ma non ebbe la stessa caratura del “Risorgimento”. Quest’ultimo, infatti, evento di lungo periodo, fu interamente realizzato da patrioti italiani (ed europei dell’internazionale massonica e carbonara), che si sentivano anche potenziali patrioti di una Europa democratica e libera da regimi assolutistici e dispotici; mentre senza l’intervento degli americani e delle altre forze alleate in Sicilia e altrove, non solo il regime fascista non sarebbe mai caduto, ma anche la Resistenza partigiana sarebbe rimasta fenomeno marginale, velleitario e scarsamente incisivo. Come d’altronde si era dimostrata marginale e modestissima l’opposizione politica autoctona durante tutto il Ventennio, quando gran parte di quelli che poi sarebbero diventati comunisti, socialisti, democristiani, etc., erano soliti vestire la camicia nera e acclamare il Duce e la Nazione sedicente “Proletaria” contro le forze internazionali e cosmopolite demo-pluto-giudaico-massoniche.
Che poi il PCI (forza politica legata all’antidemocratica e illiberale URSS) votasse compatto contro i primi trattati europei, semmai nobilita questi ultimi, le cui finalità all’epoca erano commendevoli e non ancora insozzate dai trattati successivi, i quali avrebbero creato una valuta senza sovrano in balia delle speculazioni e delle politiche monetariste/neoliberiste della BCE, nonché istituzioni tecnocratiche senza controllo democratico.
Per quel che concerne la battuta sul nostro, presunto, animo “uterino” e sul fatto che saremmo “uterinamente colpevoli di malevolenza”, ringraziamo il D’Andrea per questo saggio di gratuito maschilismo misogino, concettuale e linguistico.
Che problema hai con le donne e i loro uteri (da cui anche tu sei nato), caro Stefano D’Andrea?
Quanto al fatto che D’Andrea dichiari di non avversare l’idea di una Europa politicamente unita, ma che consideri questa ipotesi come “ meno di una chimera, e uno specchietto per le allodole”, traiamo sicuro compiacimento da questa non avversione (dunque: se si facessero gli Stati Uniti d’Europa democratici e parlamentari a moneta sovrana, D’Andrea apprezzerebbe?) e ci permettiamo di osservare che la vera chimera illusoria – a nostro avviso – è pensare di arrestare il percorso in atto di unificazione europea o di globalizzazione mondiale, invece di impegnarsi a gestire in modo democratico e libertario questi macro-processi, dandogli una direzione diversa da quella (nefasta) impressa da anni.
Vedremo quali previsioni si riveleranno azzeccate, obiettive e non velleitarie.
Di solito, con le previsioni andiamo sempre a segno, da due anni a questa parte, a partire dal crollo del regime berlusconiano, per arrivare ad eventi vari di stringente attualità, ben noti ai cittadini che seguono le nostre analisi.
Certamente, nella stagione presente è più facile schierarsi come europeisti pro-globalizzazione (purchessia) passivi e conformisti (la maggioranza silenziosa e bovina) o improvvisare nazionalismi anti-europeisti e anti-globalisti, che non battere la via lungimirante e complessa di una vera integrazione politica dell’Europa e di una Globalizzazione di diritti politici, civili ed economici, oltre che di merci e capitali.
Ma a Noi piacciono le vie maestre e risolutive, anche se sono lunghe e accidentate, e non le presunte scorciatoie (il nazionalismo anti-global del Terzo Millennio). Le quali non ti portano affatto avanti e offrono anche ottimi alibi potenzialmente manipolatori dell’opinione pubblica alle oligarchie elitarie che gestiscono i processi macroeconomici e macropolitici.
Per quel che riguarda la lettura del Documento di Analisi e proposte dell’Associazione Riconquistare la Sovranità (clicca per leggere) disponibile sul sito www.appelloalpopolo.it), che ci viene consigliato di fare, l’abbiamo fatta.
E ne abbiamo tratto impressioni contrastanti (su cui magari ci soffermeremo in seguito), alcune di ampia condivisione, altre di netta avversione e ripulsa, come ad esempio quando il documento (punto 14: Combattere e sconfiggere prima il nemico vicino; poi il nemico lontano ) incita a considerare gli Stati Uniti d’America (sempre secondo quella infelice coppia concettuale amico/nemico) come il “nemico lontano”.
Caro Stefano D’Andrea, senza gli USA e la loro capacità di intervento e deterrenza militare, di sostegno politico, economico e culturale, qui in Italia non staremmo a discutere di sovranitarismo, perché l’unica sovranità posseduta sarebbe stata o quella di un prolungato regime social-nazionale di tipo fascista, oppure di una repubblica socialista totalitaria di impronta sovietica, come nell’Europa dell’Est prima della caduta del Muro di Berlino (1989).
Tralasciando per ora le questioni sulle alleanze che l’Associazione Riconquistare la Sovranità si ripromette di voler fare o non fare (e ribadendo che a Noi sembra velleitaria, fumosa e chimerica la battaglia per un recesso totale dai trattati europei, e non la prospettiva di far valere a livello continentale, da parte di futuri governi progressisti alleati con spinte popolari, la ferma volontà di riformare quei trattati), veniamo alla chiusa dell’articolo di Stefano D’Andrea “Superficialità o azione malevola di chi sa di essere debole? Replica al Grande Oriente d’Italia Democratico”, articolo del 22 settembre 2012 by Stefano D’Andrea per APPELLO AL POPOLO (clicca per leggere):

“Una entrata a gamba tesa, come quella del Grande Oriente d’Italia Democratico, scomposta, immotivata, inelegante deve avere una motivazione. Credo che essi, piccola minoranza come noi, si rendano conto che la prospettiva sovranista sta facendo proseliti e li sta facendo tra quelle persone che essi speravano potessero rivoltarsi a Monti in nome di non ben definiti Stati Uniti d’Europa. Si tratta, dunque, di un attacco a posizioni politiche rivali, considerate come avversarie e trattate come nemiche.  Gli europeisti sanno che il “fogno” (le intuizioni linguistiche di Bagnai sono geniali) europeo sta per finire. Il loro mondo di elites che costruiscono gli stati uniti d’europa progressisti e democratici – in realtà stati che sono governati da elites democratiche e progressiste -  è ormai consumato e allora scalciano scompostamente. Invece l’idea sovranista è appena sorta e ha un grande futuro. Ci libereremo dell’Unione europea e da tutti coloro che pensano che i sistemi politici debbano essere governati da elites che non siano espressione del popolo, per quanto democratiche e progressiste. Ci libereremo.
Stefano D'Andrea

Ci chiediamo se la rete di Massoni Progressisti italiani, europei, statunitensi, occidentali e mondiali che ha in Grande Oriente Democratico uno dei suoi terminali sensibili, collegato a tutti gli altri, sia una “piccola minoranza” come le persone che si raggruppano intorno a Stefano D’Andrea…
Supponiamo di no…
Anche perché, pur avendo toccato il suo culmine con l’approvazione de la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948)patrocinati da Eleanor Roosevelt, vedova di Franklin, e pur avendo negli ultimi decenni lasciato il campo alle forze più reazionarie ed oligarchiche del network libero-muratorio globale, il circuito internazionale dei Massoni Progressisti è responsabile in toto, dal XVII secolo al XX, di ogni sviluppo democratico, liberale, libertario, laico, social-democratico e liberal-socialista registrato sul nostro piccolo pianeta.
L’idea della sovranità del popolo, del “sovranitarismo” statuale, caro Stefano D’Andrea, se la sono letteralmente inventata quei Massoni Progressisti (aristocratici illuminati, borghesi e popolani, si anche popolani, giacché la Libera Muratoria ha fondato l’interclassismo e ha sempre iniziato tra le sua fila anche gente di condizione modesta, purché fornita di virtù costruttive) che combatterono e vinsero contro le forze ierocratico-clericali e dinastico-aristocratiche (e persino contro altri Massoni, conservatori e reazionari, i quali erano una minoranza fino alla seconda metà del Novecento) sin dalla Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688-89, per passare alle grandi Rivoluzioni settecentesche ( quella statunitense e quella francese), approdare ai moti rivoluzionari ottocenteschi e terminare con le battaglie politico-civili in favore della libertà di pensiero, ricerca scientifica, stampa ed espressione, in favore del suffragio universale (maschile prima e poi femminile), del diritto di organizzazione sindacale, di tutela del lavoro subordinato, di laicità delle istituzioni e dell’ordinamento giuridico, di promozione e salvaguardia dello stato di diritto rispetto a qualsivoglia attentato autoritario di estrema destra o estrema sinistra.
L’idea del “popolo sovrano”, caro Stefano D’Andrea, non l’hai partorita tu e nemmeno gli associati dell’ARS da te presieduta.
L’hanno partorita, lottando e morendo per essa, innumerevoli avanguardie massoniche progressiste, anche quando il “popolo” in nome del quale essa veniva formulata era restio a capirne l’importanza e anzi si schierava più facilmente a fianco delle forze paternalistiche d’Ancien Régime, reazionarie e conservatrici.
C’è poi una differenza fra la prospettiva in base alla quale vive il proprio carattere “elitario” la Libera Muratoria progressista (maggioritaria per secoli e solo ora in ritardo e difficoltà – ma ci riprenderemo presto, come abbiamo sempre fatto – rispetto ai Fratelli di ispirazione oligarchica) e quella che orienta i Massoni tradizionalisti e reazionari.
Gli uni si sentono élite sui generis solo in quanto selezionata avanguardia ideologica votata a diffondere democrazia, libertà, uguaglianza e fratellanza tra i popoli, tra iniziati e profani indifferentemente; gli altri si sentono dura e pura élite gerarchica e privilegiata di sedicenti illuminati e aristocratici dello spirito, i quali hanno il diritto-dovere di governare con pugno di ferro e sistemi oligarchici le masse di profani.
Ecco perché, caro D’Andrea, le tue notazioni sul carattere elitario (in senso notabilare  e pre-democratico) dei Massoni progressisti sono completamente erronee, decontestualizzanti e fuorvianti, forse frutto soltanto di ignoranza storico-sociologica del milieu libero-muratorio, e non anche di malizia retorica.
Hai poi preso un ulteriore abbaglio quando ci attribuisci il pensiero e l’intenzione che “i sistemi politici debbano essere governati da elites che non siano espressione del popolo, per quanto democratiche e progressiste”.
Al contrario, Noi di GOD pensiamo ( e la cosa è stra-nota) che i sistemi politici debbano essere governati esclusivamente mediante democratiche elezioni dei rappresentanti parlamentari del popolo sovrano.
Altrimenti, che progressisti e democratici saremmo?
Piuttosto, caro Stefano D’Andrea, se tu e i tuoi associati dell’ARS (e alleati vari) volete dimostrare di non essere una modesta “élite provinciale” di intellettuali velleitari con esiguo seguito di non-intellettuali, presentatevi alle elezioni politiche del 2013 (e/o ad altre competizioni amministrative successive) e vedremo quanto consenso del “popolo sovrano” sarete in grado di raccogliere.
O pensavi, caro D’Andrea, che basta autoproclamarsi Associazione per la Riconquista della Sovranità per accedere ipso facto allo status di legittimi e maggioritari interpreti della volontà del popolo?
L’idea sovranista è appena sorta e ha un grande futuro?
Niente affatto.
L’idea sovranista moderna è sorta da due secoli e mezzo, e nelle sue forme nazionalistiche ha soprattutto un grande passato.
Riproporla tale e quale dopo che si è già innestato un processo di globalizzazione sovra-nazionale della sovranità, è pura chimera illusoria e anche un tantino reazionaria.
La vera sfida che ha un grande futuro è quella che vede gli autentici Progressisti di ogni angolo del pianeta iniziare a lottare (dopo un lungo letargo) per ottenere, a qualsiasi costo, che l’attuale direzione “privata”, elitaria e neo-oligarchica dei processi globalizzanti venga soppiantata da una prospettiva di governance sovra-nazionale pubblica, democratica, pluralistica e libertaria.
Il Mondo del XXI secolo è molto più “piccolo” di quello di altri periodi della civiltà umana.
E il processo di integrazione politica sovra-nazionale (democratica, libertaria e parlamentare) dell’Europa, dell’Occidente o dell’intero pianeta, equivale, mutatis mutandis, alle trasformazioni secolari che condussero le regioni feudali del Vecchio Continente ad unificarsi e a diventare entità statuali di respiro nazionale, ciascuna dotata di una sovranità più ampia di quella angusta detenuta dalle varie baronie, contee, ducati o piccole repubbliche.
Più il Mondo diventa “piccolo e interconnesso”, più l’esigenza di garantire l’applicazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 (aggiornata e perfezionata dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948) a tutti gli abitanti del pianeta, ci porta ad una prospettiva sovra-nazionale e globale.
Oppure vogliamo farci i nostri piccoli socialismi nazionali, mentre miliardi di esseri umani del terzo e quarto mondo continuano ad essere sfruttati, stuprati e oppressi da feroci elites oligarchiche di matrice ierocratica o laica?
Da questo punto di vista, pur ripudiando il socialismo marxiano quale filosofia politica foriera di sistemi istituzionali illiberali, anti-democratici e totalitari, apprezziamo il suo internazionalismo e la sua tragica utopia liberatoria che si poneva orizzonti globali e sovra-nazionali, assai più apprezzabili delle istanze anguste ed egoistiche anche ideologicamente dei socialismi nazionali storicamente affermatisi.
Per concludere, una risposta sul perché abbiamo vergato un intervento che – evidentemente – ha toccato molti nervi scoperti del gagliardo giurista Stefano D’Andrea.
L’intervento, lo ricordiamo, era

Commento di GOD a "Lettera ad alcuni studenti MMT (che spero siano la maggioranza)", articolo del 18 settembre 2012 by Stefano D'Andrea e a "Paolo Barnard non faccia l'ipocrita e sacrifichi il suo narcisismo alla buona causa della MMT", articolo del 16 settembre 2012 by Francesco Maria Toscano per il Moralista (clicca per leggere).

D’Andrea ritiene che la nostra sia stata una entrata a gamba tesa, scomposta, immotivata ed inelegante…
Poi però, benché immotivata, ne fornisce lui la presunta motivazione (strani salti pindarici del linguaggio concettuale).
E sostiene che I Massoni di GOD

“…piccola minoranza come noi, si rendano conto che la prospettiva sovranista sta facendo proseliti e li sta facendo tra quelle persone che essi speravano potessero rivoltarsi a Monti in nome di non ben definiti Stati Uniti d’Europa. Si tratta, dunque, di un attacco a posizioni politiche rivali, considerate come avversarie e trattate come nemiche”

Vogliamo rassicurare il leader dell’ARS.
Non siamo una “piccola minoranza” (nemmeno volendo potremmo esserlo, perché il network massonico progressista, di cui siamo un terminale significativo, copre l’intero orbe terracqueo) e, come saprebbe anche D’Andrea se avesse studiato meglio natura e ideologia della Libera Muratoria, la Massoneria (seria e progressista) non fa proselitismo.
Al contrario, se qualcuno ci chiede di essere iniziato, prima di ammetterlo nelle nostre logge lo facciamo studiare e sudare sette camicie, vagliandone attentamente il carattere e i comportamenti. Dopo anni, se tutto va bene, sottoponiamo la sua candidatura iniziatica al voto democratico di coloro dei quali il bussante vorrebbe diventare fratello, quale apprendista libero muratore.
Per quel riguarda invece i cittadini profani e “non bussanti”, analogamente non ci preoccupiamo di fare proseliti.
Da secoli, i Massoni progressisti si curano soltanto di diffondere buone idee riformatrici e rivoluzionarie del potere costituito. E scendono per primi in piazza come un’avanguardia disposta ad abbattere tiranni e oppressori della libertà, impugnando la penna, la spada o qualsiasi altro strumento di lotta con coraggio temerario, e senza guardare se dietro hanno molti o pochi seguaci.
Il problema del proselitismo, caro D’Andrea, è tutto tuo.
Hai operato quella che in psicoanalisi verrebbe definita una proiezione delle tue preoccupazioni, su soggetti che hanno tutt’altro modo di rapportarsi alla società.
Noi di GOD non consideriamo te e l’ARS dei competitori, degli avversari, dei rivali o, peggio ancora, dei nemici.
Non potremmo anche volendo, perché la tua è una piccola e volenterosa associazione italica di modeste dimensioni, mentre Noi siamo radicati in una rete mondiale che ha una storia secolare e consolidata in ogni nazione. Una storia che per di più coincide con la trasformazione in Stati democratici e liberali di nazioni governate un tempo da regimi dinastico-assolutistici. Il Mondo moderno e contemporaneo l’hanno creato – a duro prezzo - le avanguardie massoniche progressiste degli ultimi secoli, non è stato portato dalla cicogna.
Di più: dubitiamo che quelli che possono sposare la prospettiva sovranitarista (nazionalista) dell’ARS siano persone che avremmo voluto coinvolgere nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa: le due prospettive, quella nazionalistica e quella super-nazionale ma parimenti patriottica (c’è più patriottismo autentico negli Stati Uniti d’America di quanto non ce ne sia all’interno dei singoli stati europei) sono evidentemente contraddittorie e irriducibili.
La vera ragione per cui avevamo commentato la tua

“Lettera ad alcuni studenti MMT (che spero siano la maggioranza)”, articolo del 18 settembre 2012 by Stefano D’Andrea (clicca per leggere),

caro amico Stefano D’Andrea, è la medesima per la quale ti abbiamo dedicato ampio spazio anche in questo ulteriore intervento.
Volevamo e vogliamo dare risalto e dignità dialettica anche alle tue posizioni, per amore di approfondimento conoscitivo delle ragioni di chi la pensa (senz’altro in buona fede e animato dalle migliori intenzioni, e per questo ti apprezziamo) diversamente da Noi.
E’ un problema di metodo.
Noi, così come preferiamo sistemi politici democratici, liberali, parlamentari e ampiamente rappresentativi in ogni istanza della sovranità popolare partecipativa (referendum propositivi inclusi e abolizione del quorum sia per questi che per quelli abrogativi, in modo tale che chi intenda votare “no”, sia costretto a mobilitarsi e ad informare la cittadinanza delle sue ragioni, in luogo di sabotare la consultazione e l’informazione mediatica ad essa relativa), analogamente apprezziamo il dibattito critico aperto e leale soprattutto con chi, come gli aderenti di Appello al Popolo e di ARS, non è che goda poi di così grande visibilità.
Abbiamo cercato, voltairraniamente, di dare più ampio spazio anche alle tue ragioni, caro Stefano D’Andrea, entrando in polemica (civile) con esse.
E continueremo a farlo, nonostante la tua malevola e screanzata replica alle nostre argomentazioni e nonostante le tue grottesche minacce, così formulate:

“Invito il Grande Oriente d’Italia Democratico a leggere il Documento di Analisi e proposte dell’Associazione Riconquistare la Sovranità, così capiranno qual è la posizione mia e quella dell’ARS. Ulteriori fraintendimenti, veri o finti, non saranno tollerati.  Anzi, dopo che avrete letto il Documento, suppongo che vorrete porgere le scuse, salvo che siate pseudo-antifacisti in realtà fascisti nell’animo.”

“Ulteriori fraintendimenti, veri o finti, non saranno tollerati”.

A queste intimazioni rispondiamo, senza effetto sonoro, come rispose il Massone Totò nel film I due marescialli, a commento mordace  delle altisonanti e minacciose parole di un ufficiale nazista…

Quanto all’ennesima proiezione inconscia per la quale Noi saremmo “pseudo-antifascisti in realtà fascisti nell’animo”, facciamo notare che non siamo stati Noi ad esprimere parole di grande apprezzamento per il collaborazionista mussoliniano Alberto Beneduce, bensì proprio Tu, caro Stefano D’Andrea.

Ti rimandiamo alla prossima puntata, auspicando che essa sia però intonata a maggiore cortesia dialettica e a sostanziale onestà intellettuale.

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 22-25 settembre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@grandeoriente-democratico.com