Grande Oriente Democratico e commento a “Borghesia, rivoluzioni, società globale e ‘uscita di sicurezza’”
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Grande Oriente Democratico e commento a “Borghesia, rivoluzioni, società globale e ‘uscita di sicurezza’”, articolo del 27 giugno 2012 by Sergio Magaldi

 

 

 

 

Facciamo delle brevi considerazioni a margine di un nuovo interessante articolo apparso sul Blog “Lo Zibaldone di Sergio Magaldi” (http://zibaldone-sergio.blogspot.com) .
L’articolo in questione è

“Borghesia, rivoluzioni, società globale e ‘uscita di sicurezza’”, articolo del 27 giugno 2012 by Sergio Magaldi (clicca sopra per leggere),

e riprende le discussioni riportate in

Commento di Grande Oriente Democratico a "A proposito di 'carte segrete', riflessioni e paradossi", articolo del 22 giugno 2012 by Sergio Magaldi e a "La Finanza al governo", articolo del 24 giugno 2012 by Sergio Magaldi (clicca sopra per leggere).

Intanto, ci fa molto piacere che il Fratello Sergio Magaldi abbia voluto disconoscere, in relazione alla sua persona, la qualifica di “perfetto adepto marxiano”.
Prendiamo atto di questa sua precisazione con viva soddisfazione, e procediamo oltre.
Così facendo, ci rendiamo conto che, da Noi stimolato, Magaldi Senior ha inteso anche riconoscere (ma quale osservatore serio della storia e della società moderna e contemporanea potrebbe negarlo senza cadere nel ridicolo), seppure in modo incompleto e impreciso, il ruolo centrale della Massoneria in quelle che lui definisce riduttivamente “rivoluzioni liberali” e che Noi, invece, chiamiamo Rivoluzione scientifica sei-settecentesca (di matrice massonica), Rivoluzione industriale e tecnologica sette-otto-novecentesca (di matrice massonica), Rivoluzione statunitense di fine XVIII secolo (di matrice massonica), Rivoluzione francese di fine XVIII secolo (di matrice massonica), Moti rivoluzionari laici e democratico-liberali ottocenteschi (di matrice massonica), Battaglie politiche, civili e militari novecentesche per l’incremento della sovranità popolare e per la salvaguardia della democrazia e dello stato di diritto aggrediti dalla barbarie nazi-fascista e sovietica (di matrice massonica).
Ed è vero quanto dice Sergio Magaldi, che la Massoneria non è una classe sociale (se l’abbiamo definita una associazione-istituzione inter-classista, come potrebbe essere una singola classe?), ma risulta assai friabile l’interpretazione dell’intellettuale romano, allorché sostiene che “la presunta vocazione ‘interclassista’ (della Massoneria, ndr) mi pare si eserciti soprattutto nell’unificare le tre anime di una stessa classe: la piccola, la media e l’alta borghesia degli affari”.
Niente affatto.
Specie nel secolo fondativo di tutte le posteriori architetture politico-sociali moderne e contemporanee (il XVIII°), la Libera Muratoria riceve il suo migliore slancio rivoluzionario e ideologico, soprattutto in Europa, proprio da avanguardie aristocratiche illuminate che intendono “auto-borghesizzarsi” e borghesizzare/civilizzare la società intera, trasformando monarchi, nobili, grandi e piccoli ecclesiastici, popolani e ceti borghesi stricto sensu,tutti indistintamente da sudditi o privilegiati in CITTADINI EGUALI DINANZI ALLA LEGGE.
Ecco perché il Duca Luigi Filippo d’Orleans (cugino del re e principe del sangue, oltre che Gran Maestro del Grande Oriente di Francia) volle farsi chiamare Philippe Egalité, ecco perché il Marchese de La Fayette invitava i suoi interlocutori a non menzionare il suo titolo nobiliare, ecco perché tanti altri aristocratici come il Marchese di Condorcet anelavano ad una libertà, fratellanza e uguaglianza “borghese” che riguardasse anche i diritti politici e civili delle donne, oltre che dei ceti popolari e degli schiavi emancipati.
La Massoneria non è stata e non è “il partito della Borghesia” nel senso marxiano ancora riproposto da Sergio Magaldi sull’onda lunga delle celebri dichiarazioni del marxiano Antonio Gramsci: non lo è stata se intendiamo il cosmo borghese sempre nel senso di classe socio-economica specifica, per quanto articolata in piccola, media e grande borghesia.
La Massoneria, invece, lo chiarivamo già nel nostro precedente

Commento di Grande Oriente Democratico a "A proposito di 'carte segrete', riflessioni e paradossi", articolo del 22 giugno 2012 by Sergio Magaldi e a "La Finanza al governo", articolo del 24 giugno 2012 by Sergio Magaldi (clicca sopra per leggere),

è stata ed è artefice di un salutare processo di borghesizzazione ideologica tanto di classi aristocratiche (illuminate) che plebee.
Ciò, nel senso di affratellare all’interno dei valori della CIVITAS (nati dentro le CITTA’ e i BORGHI cittadini, non certo nelle abbazie o nelle corti feudali),  di abbattere le contrapposizioni classiste in nome del comune status di CITOYENS latori di diritti politici, sociali ed economici sempre più perfettibili ed incrementabili.

Quanto alle considerazioni recensive di Sergio Magaldi sull’ultimo libro di Giulio Tremonti, Uscita di sicurezza, e sul pensiero tremontiano in generale, non c’è dubbio che esse siano assai lucide e interessanti.
Per integrarle, rinviamo ai contributi degli amici di Democrazia Radical Popolare:

A proposito del riformismo di sinistra, di Tremonti ed EuroBond e della faccia di bronzo di Trichet, Draghi e Merkel. Democrazia Radical Popolare solidarizza con lo sciopero della CGIL contro l’ingiustizia di manovre inutili, squinternate, depressive e foriere di macelleria sociale aggravata (clicca sopra per leggere)

Democrazia Radical Popolare, John Locke, Patriots & Citoyens, Eleanor Roosevelt, Giulio Tremonti e la legittima Resistenza del Popolo Sovrano alla Tirannide delle Oligarchie tecnocratiche (clicca sopra per leggere).

 

Concludiamo, perciò, concordando assolutamente sulle frasi finali del testo di Magaldi Senior:

 

“Inoltre mi chiedo, nel caso specifico dell’Italia e dell’Europa, dov’era il ministro dell’economia quando “si chiudevano i giochi”? Preoccupato, forse, di tali possibili obiezioni, Giulio Tremonti non esita a pubblicare in appendice, sottoforma di allegati, le lettere e i documenti inviati e/o sottoposti a coloro che di volta in volta esercitavano il potere negli organismi comunitari. È sufficiente questo? In luogo di proporre in un volumetto, peraltro interessante, il vademecum per “l’uscita di sicurezza” dalla crisi che minaccia soprattutto l’Italia e l’Europa che si affaccia sul Mediterraneo, non sarebbe stato meglio fare la voce grossa per farsi ascoltare al momento opportuno?”,

 

non senza dissentire da un altro passaggio in cui Sergio Magaldi dice:

 

“Personalmente, non amo questo tipo di analisi, quello che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto, quello che si potrebbe fare e siate pur certi che non si farà, perché in certe questioni la volontà conta poco e occorre invece, per cambiare realmente qualcosa, che esplodano tutte le contraddizioni, un processo per il quale occorrono anni, quando addirittura non bastano i secoli.”.

 

Infatti, se la sopravvalutazione della “volontà” umana può condurre a non tener conto di tanti fattori necessitanti di natura culturale, sociale, economica e persino psicologica (collettiva e individuale) strutturatisi e incancrenitisi sul lungo periodo, il “fatalismo” di ritenere che, prima di poter cambiare realmente qualcosa, occorra attendere che esplodano tutte le contraddizioni di un certo “sistema”, ci rimanda ancora e sempre ad un orizzonte hegeliano-marxiano di filosofie metafisiche alquanto infondate, indimostrabili e persino già sbugiardate dall’esperienza (anche il cosiddetto “materialismo storico” appartiene a tale ambito di dottrine), in cui ogni momento della dialettica storica deve necessariamente svolgersi in tutte le sue potenzialità (definite aprioristicamente nell’Olimpo della Filosofia), prima che l’Umanità o le Collettività possano passare nella “casella” successiva, incarnando le figure ideal-eterne del Divenire cosmico-storico.

Eh no!

La volontà e l’iniziativa di pochi individui qualificati può essere talora condizione necessaria ma non sufficiente del cambiamento, relativo o epocale, ma quando la volontà di tali avanguardie elitarie si allea con i sogni di riforma e/o con l’insofferenza alle vessazioni che provengono dalle massi popolari- e con l’impegno coraggioso (volontaristico, come quello delle avanguardie) anche di queste ultime- si verificano allora delle accelerazioni traumatiche dei processi storici.

Si chiamano RIVOLUZIONI.

Oppure, nelle versioni meno esasperate, SIGNIFICATIVI PROGRAMMI DI RIFORMA/REVISIONE dei paradigmi culturali e socio-economici che imperavano fino a poco prima.

Non si tratta, in questi casi, della indimostrata esplosione di tutte le contraddizioni del sistema precedente (come, con logica rigorosamente marxiana, ci suggerisce Sergio Magaldi), ma della dimostrabile tensione dialettica, più o meno conflittuale, tra portatori di diversi interessi e progetti politico-sociali.

Quindi, la volontà, l’impegno e la progettazione umana sono fattori ben più incisivi e concreti di qualunque immaginaria dialettica metafisica di natura spirituale e/o materiale postulata da Hegel, Marx ed epigoni vari.

 

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO

 

[ Articolo del 29-30 giugno 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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