Perché questo Sito?
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Perché questo Sito?

 

Mettere ‘on line’ un Sito come “Grande Oriente d’Italia Democratico” è stata una scelta obbligata.
Da un lato, infatti, dopo che il famoso bollettino telematico denominato “Fratel Pasquino” ha smesso di circolare, dopo che anche il Sito “Grande Oriente Libero” ha cessato di esistere, non era possibile lasciare il monopolio dell’informazione sulle vicende del Grande Oriente d’Italia esclusivamente ad organi “di regime”, ostinatamente convinti di ben assolvere al proprio ruolo escludendo qualunque voce dissenziente, qualunque dibattito interno, qualunque confronto critico.
Anche a voler stigmatizzare gli eventuali interventi pseudo-diffamatori o pseudo-calunniosi/ingiuriosi ospitati su “Fratel Pasquino” o su “Grande Oriente Libero” (rispetto ai quali, il Curatore di questo Sito, Gioele Magaldi, ha sempre preso pubblicamente le distanze, dissociandosene apertamente), è innegabile che tanto il satirico e sarcastico bollettino, quanto il più serioso sito anonimo, hanno svolto un’ importante opera di “supplenza”, in assenza di “luoghi e mezzi” istituzionali (del G.O.I., cioè) atti a dare ampia e non auto-celebrativa informazione a 360° e ad ospitare confronti critici tra i Fratelli di tutte le “latitudini e opinioni”.

Semmai, bisognerà doverosamente riconoscere che, da qualche mese, è attivo anche un altro Sito, “goiseven.it” (www.goiseven.it ), il quale fornisce notizie e documenti di pregevole utilità in relazione alla vita interna del G.O.I. e dei Corpi Massonici Rituali ad esso aderenti.
Peraltro, il background ideologico-programmatico e le implicite idee su come ‘si vorrebbe riformare’ la Comunione Massonica italiana maggioritaria, che traspaiono da alcune pagine del sunnominato Sito, Ci sembrano configurare una sorta di “apparentamento” con quella che era la Weltanshauung di “Grande Oriente Libero”: tutt’altro, dunque, rispetto alle istanze ideali che animano Noi e tutti coloro che si riconoscono (o si riconosceranno) in “Grande Oriente Democratico”.
Piuttosto, auguriamoci che, seppur da differenti punti di vista, questo Sito e “goiseven.it” possano collaborare insieme per rendere le informazioni intorno alle vicende del Grande Oriente d’Italia sempre più precise, esaustive e libere da tutte quelle censure, manipolazioni e mistificazioni che sono tanto care a non pochi Censori, provvisoriamente insediatisi in forma di “regime”…

D’altronde, “Grande Oriente d’Italia Democratico” non intende occuparsi soltanto delle vicende del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani o delle altre Comunioni libero-muratorie minori, presenti nella penisola italiana.
Questo Sito, semmai, vuole far conoscere meglio la “Massoneria Universale” (nei limiti del possibile e senza “tradire” i cosiddetti “segreti iniziatici”) raccontando, discutendo e ri-costruendo la sua storia, i suoi principi fondativi, il suo spirito e la sua filosofia .
Far conoscere meglio a chi?
Innanzitutto ai suoi aderenti, spesso troppo preoccupati di “obbedire, credere e combattere”, piuttosto che di “capire, dubitare, solidarizzare”…
E poi anche ai cosiddetti “profani”, cioè a quella Umanità, a quel mondo popolato di miliardi di persone non iniziate  alla Libera Muratoria, che troppo spesso rimangono (giustamente) diffidenti e perplesse rispetto alle reticenti e mediocri esplicazioni delle pratiche e delle teorie che attengono al milieu  massonico internazionale.

Infine, occorre sottolineare che non a caso questo Sito è stato denominato “Grande Oriente d’Italia…Democratico”…
Con questa denominazione, infatti, si allude innanzitutto a quello che l’attuale Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani non è
Secondariamente e conseguentemente, si vuole fare un riferimento (militante e programmatico) a ciò che il Grande Oriente d’Italia e tutte le Comunioni massoniche di ogni angolo del pianeta dovrebbero essere: associazioni libere e democratiche, in omaggio a secoli di storia onorevole e gloriosa di cui la Massoneria internazionale può fregiarsi.
Appare francamente inammissibile infatti che (come verrà spiegato esaurientemente altrove, all’interno di questo Sito) delle Istituzioni che furono in passato all’avanguardia sia dal punto di vista dell’elaborazione culturale e spirituale, sia da quello delle riforme civili e politiche (in senso alto) delle società in cui si radicarono e si diffusero, siano attualmente “ripiegate su stesse”; lacerate da un’inconcludente dibattito tra chi le vorrebbe anacronistiche e reazionarie custodi di una (presunta) Tradizione Spirituale Pre-Moderna e chi,  armato per lo più (soltanto) di Retorica e Velleitarismo, si illude- in assenza di riforme incisive interne, sia teorico-speculative che ‘legislative’ ed organizzative- di ben interpretare all’esterno, nell’attualità presente, il prestigioso patrimonio latomistico dei secoli passati.

In effetti, agli uni (coloro che sono ossessionati- in Italia e altrove- da una non meglio precisata prospettiva di ri-allineamento a una presunta Tradizione con la “T” maiuscola, antecedente la “degenerazione della Modernità”) basterebbe ricordare che, in millenni di storia umana, là dove non vi siano state democrazia e libertà politiche e civili (almeno embrionali) non ebbero spazi o possibilità di esistere né la libertà del credere o del pensare, né quella dell’agire e del comunicare.
E quando qualche temerario osò comunque fare uso di tali “spazi e possibilità”, lo fece al prezzo di scomuniche, roghi, torture, prigioni, inquisizioni, sia da parte dei “laici” (cioè da parte del potere degli stati confessionali pre-moderni) sia da parte dei “religiosi” (cioè da parte dei detentori delle varie ‘ortodossie chiesastiche’, armati di efficace e sanzionatorio potere temporale e severi tanto nel giudicare cosa fosse lecito opinare sul piano teologico, filosofico e scientifico, quanto nell’ammettere o meno comportamenti pratici attinenti alla vita individuale e collettiva, pubblica o privata).

Agli altri- i retorici e i velleitari, specie di scuola italica- basterà far constatare che se si vuole incidere con le proprie idee e il proprio patrimonio filosofico-spirituale sulla vita civile e culturale di un Paese, non lo si può fare con strumenti mediatici miserabili e auto-referenziali e con iniziative sociali mediocri e di nessun effettivo rilievo pubblico.
E gli scopi e le finalità  di qualunque Massoneria nazionale sul piano dei rapporti con la società non dovrebbero essere caratterizzati dalla costruzione di occulti e inconfessabili network  di potere a vantaggio di pochi, bensì dalla costituzione palese di una sorta di lobby al servizio della collettività.
Sottolineiamo e ripetiamo il termine lobby, peraltro di significato affine a quello di lodge
Peraltro, le cosiddette lobbies  da criticare, nel funzionamento di una società democratica, sono quelle che agiscono nell’ombra, per interessi parziali e a detrimento dei valori della trasparenza e della tutela degli interessi generali.
Ma una “lobby”  filosofico-culturale (come è stata nei secoli passati e come potrebbe tornare ad essere al presente la Massoneria, sia in Italia che altrove) che, al lume del proprio caratteristico patrimonio ideologico e spirituale, eserciti con lealtà e alla luce del sole le sue iniziative sociali per la soluzione di problemi importanti della collettività, sarebbe qualcosa di cui, in effetti, da più parti si avverte l’esigenza se non l’urgenza.
E in Italia, più che altrove, sarebbe assai auspicabile una solida e combattiva lobby della laicità, dei diritti civili, della difesa ad oltranza della democrazia e delle libertà personali di ogni cittadino da ogni ingerenza autoritaria o confessionale, della promozione di un più efficiente e corretto funzionamento delle istituzioni e amministrazioni pubbliche, sia locali che nazionali, sempre avendo riguardo agli interessi sovrani dei cittadini e al di là di qualsiasi deriva faziosa o partitica.
Se all’interno dei templi massonici è venuto il momento di rilanciare un’adeguata opera di pedagogia spirituale ed iniziatica dei singoli e dei corpi massonici collettivi (abbandonando le miserabili tentazioni contro-iniziatiche di chi fa delle logge dei comitati elettorali, di mutuo soccorso, o peggio, dei circoli ricreativi di profanissima ascendenza), all’esterno, presso quell’Umanità di cui i liberi muratori si sono sempre occupati (prima costruendo mirabili edifici filosofici e dottrinali dispiegati nella pietra- le cattedrali- compendio di tradizioni sapienziali che andavano ben al di là delle ortodossie chiesastiche; poi progettando ed ‘imponendo’ la moderna architettura istituzionale delle società ‘aperte’, libere e democratiche), è tornato il momento di occupare posizioni d’avanguardia, come è sempre stato nella Tradizione della Libera Muratoria.

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@grandeoriente-democratico.com