“8 marzo 2012”. Festa delle Donne: Grande Oriente Democratico e Democrazia Radical Popolare in Difesa della Dignità delle Donne anche il giorno dopo, e per tutto l’anno
Boaz Content Banner Jachin

 

“8 marzo 2012”. Festa delle Donne: Grande Oriente Democratico e Democrazia Radical Popolare in Difesa della Dignità delle Donne anche il giorno dopo, e per tutto l’anno

 

 

 

 

Nel constatare che, a distanza di un anno, la situazione delle donne italiane, europee ed occidentali –per non parlare di quelle extra-occidentali – non è affatto migliorata, riproponiamo le considerazioni che facevamo in

"8 marzo 2011. Festa delle Donne: Grande Oriente Democratico e Democrazia Radical Popolare auspicano Onore e Dignità per tutte le donne italiane e per le loro sorelle in tutto il Pianeta, specie in Libia, Iran e in tutti i paesi di cultura patriarcale e maschilista" (clicca sopra per leggere).

Non senza invitare a meditare anche sul potenziale nesso tra la costante reiterazione e l’aumento relativo degli omicidi di donne e l’egemonia di ideologie socio-economiche fondate sulla legge della giungla, come esplicitamente suggerisce un acuto intellettuale in alcuni passaggi (che qui di seguito riportiamo) dello scritto

"La Mamma di tutte le Caste: 'L'Informazione Mediatica nell'Italia che regredisce'", articolo del 5 marzo 2012 by Sergio Di Cori Modigliani (clicca sopra per leggere integralmente l’articolo):

“1). Femicidio.
La notizia: nelle ultime 24 ore nel settentrione italiano (Brescia, Verona e Vicenza) si sono consumati tre femicidi: uno con un’arma da fuoco, un altro con diverse coltellate, il terzo con strozzamento. Tre diverse armi, identiche modalità socio-psicologiche. Nei tre casi, l’assassino risulta un maschio, bianco di cittadinanza italiana, perché nato e cresciuto in Italia da etnìa locale, senza problemi mentali diagnosticati, senza problemi economici assillanti, senza precedenti penali. In due dei tre casi l’assassino era considerato una persona socialmente gradevole, marito e padre esemplare. Tutti e tre appartenenti a un ceto economicamente solido (proprietari di case, automobili, barche e reddito garantito) tutti e tre mossi –ed ecco il punto- da un impulso di gelosia che li ha portati a esprimere quello che i media locali hanno definito, chi un modo chi nell’altro “dramma della gelosia” oppure “orrendo delitto passionale” oppure “un lampo di follia finito in tragedia”, ecc.
Se andiamo ad assommare questi tre femicidi agli altri, la statistica ci informa che nel solo 2012, in Italia, le donne assassinate risultano già 52, quasi una al giorno, con un incremento statistico rispetto al 2011 del 122%, del 250% rispetto al 2010 e del 1670% rispetto al 2000.
Nessuno in Italia ha collegato i tre delitti, nonostante siano avvenuti tutti nel raggio di 150 chilometri, nella zona più ricca della Repubblica Italiana.
A me ha suscitato subito una riflessione che è figlia di una memoria, che qui vi presento come informazione, relativa a un evento accaduto in un paese molto lontano, in Sudamerica, nella Repubblica Argentina: ai primi del millennio, quel paese stava vivendo un delirio sociale provocato dalle scelte politico-economiche di stampo neo-liberista che il Fondo Monetario Internazionale aveva imposto alla nazione attraverso il suo presidente Menem. C’era una coppia di soggetti politici che allora faceva una dura opposizione. Una coppia molto simile ai Clinton. Si chiamavano Nestor e Christina Kirchner. Lui avvocato, lei leader sindacalista. I due cominciarono a diffondere dati e notizie sostenendo che il paese si stava avviando verso una catastrofe annunciata. Nestor Kirchner lo faceva secondo la modalità politica standard e consueta, lei a modo suo. Poche settimane prima che il paese andasse in default gettando la nazione in una catastrofe economica, la Kirchner (che appoggiava e sosteneva il marito rinunciando a una personale candidatura) organizzò un anòmalo dibattito pubblico dal titolo “Estàn matando a demasiadas mujeres” (stanno uccidendo troppe donne). Il dibattito, sostenuto dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni femminili argentine, non fu un’occasione per parlare di femminismo, di machismo, di sessismo o di violenza gratuita contro le donne. Divenne invece un’altra cosa, un gigantesco trampolino di lancio per una idea, una lettura e una interpretazione diversa della realtà socio-economica, perché la Kirchner (cifre alla mano) individuò nella straripante diffusione di delitti contro le donne all’interno del solido ceto medio-borghese urbano “il chiaro sintomo di un degrado socio-morale che è il frutto di un’incorporazione di un’idea mercatista dello Stato, dello scambio sociale, della gestione finanziaria delle risorse pubbliche, che ha fatto inglobare una concezione exitista (il termine viene da “exito” che in spagnolo vuol dire “successo sociale”) e che sta provocando l’assunzione di elementi psicologici neo-colonialisti che finiscono poi per produrre la tendenza a determinare la schiavizzazione degli esseri umani, con le donne in prima fila…….” ecc.,ecc. Il discorso si concludeva con la frase “….una nazione che si affaccia al millennio con un incremento dei delitti contro le donne, non è una nazione civile e segnala invece di voler essere una nazione arretrata”.
Il resto è Storia.
Leggendo oggi le cronache fredde e piatte sui giornali mi è ritornato alla mente quel dibattito, quella situazione, quella circostanza. Su Il Giornale di Vicenza si legge la notizia che viene così presentata ai lettori: Erano appena rientrati da un bel viaggio in Kenya Giovanni Lucchese e Gabriella Falzoni, marito e moglie, lui 56 anni e lei 51 anni, i protagonisti dell’ennesimo delitto di gelosia passionale delle ultime ore. Giovanni Lucchese ha strangolato la moglie con un foulard ieri nel tardo pomeriggio dopo un litigio, poi si e’ costituito ai carabinieri. Il delitto ha scosso il piccolo centro di Mozzecane, nel Veronesedove la coppia abitava in una villetta condivisa con altri parenti. “Ho strangolato mia moglie”, ha ammesso Lucchese ai carabinieri. Impiegato in una concessionaria Fiat di Verona, l’uomo aveva litigato violentemente con la moglie tanto da portare sul viso traccia dei graffi di lei che aveva tentato disperatamente di difendersi dall’aggressione omicida. I parenti sono senza parole, oltre che affranti; raccontano che si trattava di una coppia perfetta, conosciuta e stimata da tutti.
Per l’ennesima volta l’ennesimo femicidio viene presentato con la dizione “delitto passionale” e negli altri giornali della zona (come ad es. l’Arena di Verona) vengono forniti dettagli che finiscono non proprio per giustificare l’assassino ma in qualche modo cercare di spiegare quali meccanismi la passione possa provocare.
Poiché si sono verificati altri due episodi analoghi a poche ore di distanza l’uno dall’altro, pur non avendo alcuna rilevanza statistica dal punto di vista scientifico (la Statistica mi insegna che si tratta di pura casualità senza alcun valore e che non esiste nessun legame tra i tre eventi) io li interpreto, invece, riaccendendo la memoria del dibattito voluto dalla Kirchner dieci anni fa a Buenos Aires.
Credo sia un segno dei tempi che viviamo. Penso che sia l’incorporazione di una ossessiva idea mercatista, economicistica, dell’esistenza che in alcuni soggetti, magari più fragili perché più bestiali e animaleschi di altri –quindi più primitivi- si manifesta e si esprime in questi modi.
Sono sintomi sui quali sarebbe necessario costruire dibattiti, confronti, parlarne. Anche se sono eventi che non hanno nulla a che vedere con lo spread e con la borsa valori. Ma ha a che vedere con l’informazione, soprattutto per il modo in cui le notizie vengono presentate. Aggiungo (e segnalo) che un anno fa un valente e davvero meritevole psichiatra, con 40 anni di esperienza alle spalle, il prof. Vittorino Andreoli, aveva pubblicato un saggio per la Rizzoli che si intitolava “Il denaro in testa”. La casa editrice era prestigiosa, il suo nome era quello di un affermato e noto professionista. Eppure, neppure una recensione, neppure una intervista, neppure una segnalazione alla tivvù. Nulla. Pochi mesi fa avevo insistito con la Rizzoli per avere una intervista con lui, ma l’ufficio stampa mi aveva fatto sapere che lui non voleva essere intervistato e non erano interessati più al libro. Ho saputo soltanto tre giorni fa che lui non era stato neppure contattato. In quel libro (è uno psichiatra non un economista) Andreoli individua e identifica nella società italiana la diffusione di un angosciante malessere che “può diventare la miccia di un contagio patologico che in un prossimo futuro potrebbe provocare dei gravi dissesti sociali, prima di tutto delle irreparabili tragedie esistenziali”. Seguitando a dibattere tutti i giorni soltanto di economia, di tecnica di mercato, di spread, di aliquote, si alimenta il potere delle oligarchie e ci si allontana dalle esigenze autentiche della società civile. Perché il “danaro” per l’essere umano mediamente sano ha soltanto e unicamente un valore di mezzo e di strumento. Per gli oligarchi che vogliono fondare in Europa un Nuovo Medioevo, il volume di danaro è invece un fine in se stesso. Tant’è vero che viviamo oggi in un mondo in cui gli stati finanziano le banche che così pagano i loro debiti per avere dei soldi che investono in speculazioni che producono altri soldi. E non si parla più di imprese, aziende, persone, individui, esseri umani. Quwsta ossessione provoca malattia. E il femicidio è una patologia.
Una nazione in cui il femicidio si sta diffondendo in maniera sempre più preoccupante, non può osare di pretendere la definizione di nazione civile.
E non riguarda soltanto le donne, non riguarda soltanto le femministe, ed è un grave errore sottovalutare il problema, circuirlo, annacquarlo, e manipolarlo sotto la dizione “crimini passionali”. Non ha nulla a che vedere con la passione. Anzi.
Ha a che vedere con l’amnesia delle passioni vere, con l’abbandono delle tematiche esistenziali umane, laddove si finisce per sguazzare in un territorio primitivo dove finisce la civiltà e riemerge la bestia animale che è in noi.
I media stanno censurando gli eventi. Non ne parlano. Non effettuano i collegamenti. Non c’è dibattito. Non c’è confronto. Tra tre giorni si celebra l’8 marzo, una data ormai burocratica. In nessuna città d’Italia è stato organizzato un convegno, un seminario, un dibattito su questa piaga vergognosa che si sta diffondendo in Italia.
Pensateci.”

 

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO
(www.grandeoriente-democratico.com),

con il concorso de

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE
(www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 9 marzo 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@grandeoriente-democratico.com