TANGENTOPOLI NON HA INSEGNATO NULLA di Pierluigi Winkler
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TANGENTOPOLI NON HA INSEGNATO NULLA
di Pierluigi Winkler

 

 

 

 

Nella stagione di tangentopoli, anni ’90, si scoprì dopo molti anni che esisteva il finanziamento illecito e la corruzione. Tale pratica era in “voga” dal dopo guerra ed affondava le radici nel sistema dei blocchi da guerra fredda. Ossia, i partiti avevano la necessità di far fronte alle numerose ed ingenti spese che comportava l’attività politica su tutto il territorio. Dapprima, nel dopoguerra, anni ‘48’- ’50, ricorsero per lo più ad “aiuti” esterni, chi dall’est e chi dall’ovest, poi, a questi aiuti si aggiunsero anche le risorse derivanti dalle posizioni di potere all’interno del sistema statale e dal sistema delle partecipazioni statali; successivamente, fu istituita anche la legge sul finanziamento dei partiti. Così facendo, le fonti di sostentamento erano sostanzialmente tre: aiuti esteri, stato e parastato, legge di finanziamento.
Ciò portava con sé aspetti positivi e negativi al contempo. Cosa positiva era la grande aria di democrazia che si respirava nella vita interna dei partiti, salvo alcuni, laddove si riunivano gli organi e si dibattevano le linee politiche dalla periferia al centro o dalle sezioni alle assemblee nazionali. Ciò, in un processo di osmosi che creava circolazione di idee, formazione, selezione di una classe dirigente, linee ideali sulle quali partecipare al gioco democratico. Il costo di tale democrazia interna era chiaramente enorme e comportava ingenti risorse. Le indagini al tempo di tangentopoli dimostrarono che per lo più si “rubava” per il partito a cui si accompagnava, come sempre dove girano molti denari, qualche arricchimento personale frutto di inevitabile corruzione.
Il reato di finanziamento illecito, alla caduta del famoso Muro, nel 1989, con il  pieno accordo di tutti i partiti, per ovvi e concordanti motivi, fu coperto dall’amnistia per poi essere successivamente depenalizzato. Mani pulite, infatti, operò su questa ipotesi di reato soltanto per un periodo di pochi anni. A nessuno della classe politica di allora, né di oggi, venne in mente di dare corso ad una seria e rigorosa legge sulle associazioni. In particolare sulle associazioni cosiddette “non riconosciute”, Partiti e Sindacati in primis, di cui magari sottoporre a controllo contabile il relativo bilancio. Addirittura, ad un referendum che abolì a stragrande maggioranza il finanziamento pubblico dei partiti si rispose con un rimborso elettorale che, oggi, ha toccato vette da centinaia di milioni di euro, facendo quindi rientrare dalla finestra ciò che i cittadini avevano democraticamente cacciato dalla porta. Il cambiamento del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario e l’antipolitica dei tempi di tangentopoli, quella contro tutto il sistema allora definito partitocratico, provocò due effetti nefasti: la politica di censo (il magnate che si fa politico) e la cooptazione degli eletti. Quest’ultima accompagnata inevitabilmente all’abolizione della democrazia interna in tutti i partiti: congressi sporadici tipo convention, mancanza di rapporto tra il cooptato ed il territorio, asfissia del dibattito politico interno, decisioni prese da una oligarchia interna, linee politiche decise giorno per giorno dal singolo segretario o da pochi altri, affievolimento di ogni ideale.
Questo sistema, lo vediamo in questi giorni, ha prodotto un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti e che potremmo così immaginare: prima c’erano i conventi ricchi ed i frati poveri salvo qualche peccatore; oggi ci sono i frati ben più ricchi dei conventi, che per di più sono in rovina sul piano del funzionamento democratico.

Le vicende regionali di questi giorni dimostrano che, al di là dei casi più folkloristici, si continua sulla stessa strada. Non cambia nulla. Nessun controllo contabile terzo è stato introdotto sui bilanci dei partiti, nessun dibattito democratico interno ha affrontato tale problematica. Avete udito o visto una convocazione di una assemblea nazionale , un comitato centrale, una conferenza di programma per dibattere l’argomento? I magistrati accerteranno che fine hanno fatto i 14 milioni della Regione Lazio destinati a tutti i partiti senza alcun controllo. Ma, nel frattempo, non sarebbe necessario prevedere che tutti i bilanci delle associazioni non riconosciute che ricevano risorse pubbliche siano sottoposti a controlli di organi terzi? Magari della Corte dei conti o di altro organo che dia autorevoli e credibili garanzie di terzietà. Non certo da società di revisione la cui parcella viene pagata dal controllato, cioè dal partito stesso.
Se si rimane inerti, poi, non si gridi all’antipolitica: perché essa è solo l’effetto della dissennatezza di chi non si predispone ad emendarsi dai vecchi vizi e preferisce continuare a svolgere un’azione gattopardesca. Cioè annunciare pomposamente il cambiamento totale per poi non cambiare nulla di nemmeno vagamente sostanziale.

Pierluigi Winkler

[ Articolo del 10-14 ottobre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

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