L’inutile e tragico Paradigma dei sacrifici impopolari ma necessari e l’Alluvione di Genova come metafora drammatica della catastrofe economico-sociale che sta per abbattersi sull’Italia.
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L’inutile e tragico Paradigma dei sacrifici impopolari ma necessari e l’Alluvione di Genova come metafora drammatica della catastrofe economico-sociale che sta per abbattersi sull’Italia.

 

 

 

 

Sull’alluvione di Genova, vorremmo richiamarci a quanto ne viene messo in evidenza in:

“Mercalli: ‘Evento meteo previsto. E l’allerta durerà fino a domani’”  articolo by Silvia D’Onghia per IL FATTO QUOTIDIANO del 5 novembre 2011 (clicca sopra per leggere).

e in

“Dopo l’alluvione del ’70 la pioggia uccide ancora a Genova…”, raccolta di articoli su DAGOSPIA del 5 novembre 2011 (clicca sopra per leggere)

E alla luce di tali articoli, riteniamo che una sindachessa imbelle come la signora Marta Vincenzi (PD) dovrebbe prima fare un pubblico mea culpa, poi rimboccarsi le maniche e scendere in strada fra i concittadini colpiti e devastati, non per dispensare frasi di circostanza, bensì per mettersi a spalare sotto le macerie e la fanghiglia e condividere concretamente la pena dei genovesi. Poi dovrebbe dimettersi e ritirarsi per sempre dalla scena pubblica: un amministratore (non importa se di destra o di sinistra o di centro) che fallisce così miseramente e tragicamente gli scopi per cui è stato eletto (garantire la sicurezza e il benessere dei suoi elettori e della cittadinanza tutta) non può rimanere un minuto di più ad occupare indebitamente poltrone di cui è indegno e a rubare stipendi e prebende che non si è meritati.
Ma Genova, come tutti quei territori in cui la ragione prima delle catastrofi che periodicamente si verificano non va ricercata nell’imperscrutabile scatenarsi degli elementi naturali, quanto nell’illegalità, nella corruzione e nella criminale imprevidenza della classe dirigente pubblica cui il popolo aveva affidato la tutela della propria incolumità, è una drammatica metafora di come l’Italia intera sia inerme e vulnerabile di fronte ad ogni catastrofe naturale, economica e sociale che si prepari ai suoi danni.
Esattamente come negli anni e nei secoli che seguirono la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), e senza che vi sia stato nulla di magnifico e di culturalmente splendido nell’Italietta berlusconiana degli ultimi vent’anni, il Bel Paese è pronto a lasciarsi conquistare e dominare dai conquistatori e dominatori di sempre: armate francesi, lanzichenecchi tedeschi, mercenari di varie Obbedienze, etc.
Di chi è la colpa?
Non certo, in un certo senso, delle armate francesi, dei lanzichenecchi tedeschi o di mercenari che obbediscono a Oligarchie sovranazionali. Costoro si espandono seguendo la propria natura e approfittando della debolezza, inconsistenza e piccineria altrui.
La colpa, oggi come alla fine del XV° secolo e per tutti i secoli che videro la penisola italiana asservita e disunita fintanto che non maturò la possente (ma incompiuta) fiammata risorgimentale, è di quello stesso Vaticano molle e compiacente con i forti (al presente le oligarchie euro-atlantiche più reazionarie e rapaci) e arrogante e prepotente con i deboli (al presente governicchi, parlamenti e politicanti italioti, sempre pronti a baciare pantofole cardinalizie), che già Niccolò Machiavelli aveva ben individuato come la più pesante causa della debolezza e disgregazione italica; la colpa è poi del regionalismo e del municipalismo più deteriore, quello che ha dato vita a fenomeni come la Lega al Nord e la revanche neo-borbonica al Sud; la colpa è di una classe politica egemonizzata da post-comunisti, post-fascisti e post-democristiani che fa a gara per genuflettersi ai dettami dell’ormai antico Washington Consensus (FMI, WTO e Banca Mondiale) e del recente Bruxelles/Frankfurt Consensus (dominato dalla BCE); la colpa è del fatto che la classe dirigente italiana tutta (politici, industriali, grandi giornalisti, super-burocrati, banchieri, vertici istituzionali, etc.) è in gran parte composta da personaggi in cerca di autore che, nel corso della loro vita, hanno sostenuto tutto e il contrario di tutto, sempre pronti a sposare l’opinione contingentemente più favorevole ai loro sporchi, se non sporchissimi, interessi.
Dispiace, in questo contesto, che uno degli uomini più apprezzabili della sinistra italiana (nel PCI per decenni in netta e valorosa minoranza e già in tempi ben lontani dalla caduta del Muro di Berlino tra i fautori di una trasformazione riformista e social-democratica del più importante partito comunista dell’Occidente), l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si sia messo a fare il valletto delle Oligarchie che tengono a libro i paga i tecnocrati europei, fra i quali spicca per cinismo e per protervia Mario Draghi.
Napolitano, evidentemente giunto anche lui al capolinea insieme a tutti i protagonisti, gli antagonisti e le comparse del quasi-ventennio berlusconiano, da qualche tempo parla e straparla di scelte impopolari, duri sacrifici, prove lacrimose che il popolo italiano dovrebbe rassegnarsi a compiere, possibilmente con l’alibi di un bel governo tecnico e consociativo che cerchi di garantire l’assenza di contestazioni politiche e sociali al progetto di tagli, privatizzazioni, dismissioni e aumento dei disoccupati che determinati gruppi finanziari e industriali hanno concepito e pianificato fino ad ora per le infelici popolazioni europee in generale (a partire da quelle irlandesi, portoghesi, spagnole, greche, etc.) e adesso per quella italiana in particolare.
Si legga in proposito come viene riportata ieri la posizione di Napolitano in:

“Napolitano: ‘occorre una straordinaria coesione sociale e nazionale per affrontare dure prove’”, articolo by N.Co per IL SOLE 24 ORE del 5 novembre 2011 (clicca sopra per leggere).

Ma se Napolitano è ormai giunto alla frutta (e forse sarà meglio che si dimetta e se ne vada insieme a Berlusconi, piuttosto che macchiare il suo curriculum di uomo di sinistra con una stagione di asservimento alle destre finanziarie sovra-nazionali più rapaci e reazionarie), che dire delle pseudo-innovazioni ideologiche al servizio dello pseudo-rottamatore Matteo Renzi, distillate dal simpatico e surreale Claudio Gori, in vena di scherzare, crediamo, allorché pensa di farla franca e rifarsi una verginità dopo essere stato - proprio insieme a Maurizio Costanzo e ad Enrico Mentana - tra le foglie di fico di pseudo-sinistra che per anni hanno avallato il finto pluralismo delle reti Fininvest-Mediaset?
A tal riguardo, sempre sull’utilissimo sito www.dagospia.com , si legga:

“Para-Gori d’Italia. L’ex capo di Magnolia e nuovo acquisto del partito ‘renzocratico’…”, per DAGOSPIA del 5 novembre 2011 (clicca sopra per leggere).

Questa gente (Renzi, Gori, etc.), comunque, al di là delle origini e dei comportamenti ambigui nei confronti del berlusconismo di ieri e di oggi, non è gente che proponga alcunché di nuovo e risolutivo per le sorti dell’Italia (presto le amiche e gli amici di DRP discuteranno esplicitamente le 100 proposte renzian-goriane), tanto più che un altro para-guru del pollaio renziano è quel tal professorino Luigi Zingales che, a quanto pare, è stato qualche tempo fa lodato e celebrato per le sue idee economiche dalla famigerata (e sgangherata) conservatrice reazionaria statunitense Sarah Palin.
Quindi, il nuovo centro-sinistra di Matteo Renzi si dovrebbe ispirare alle istanze di un economista che piace alla destra repubblicana americana più retriva e screditata?
E poi ci si lamenta per essere spesso contrassegnati come il Paese di Pulcinella…
Ma il punto della questione che deve preoccupare gli italiani tutti, di destra, centro o sinistra, è un altro.
Cari concittadini, vi stanno spappolando il cervello e manipolando in una maniera così grave e assurda, che resterà nei manuali di storia (quando questi mascalzoni di FMI, BCE, etc. e mandanti vari avranno perso la partita, che oggi credono di essere in procinto di vincere…).
Tutti i cosiddetti rappresentanti della sedicente sinistra riformatrice, da Napolitano sino all’ultimo peone del PD, concordano sul fatto che, certo, ci vorrà equità nel chiedere sacrifici agli italiani, ma comunque sacrifici vanno fatti, e urgentemente.
Stupidaggini e menzogne.
Ve lo diciamo Noi di Grande Oriente Democratico.
Se l’Italia, la Spagna, la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e gli altri paesi tiranneggiati da BCE e dall’illegittimo Duumvirato Merkel-Sarkozy avessero avuto dei veri governanti e statisti e non dei vegliardi rammolliti o dei quacquaracquà dalle minchie piene d’acqua ai vertici delle proprie istituzioni nazionali, non ci sarebbe stato alcun bisogno di inutili sacrifici, che serviranno soltanto a proletarizzare le classi medie e schiavizzare quelle proletarie, indebolendo anche quelle alte e medio-alte, eccezion fatta per tutti quei cortigiani e parassiti nostrani cui sarà data qualche briciola (tangentizia) dell’abboffata che gruppi finanziari e industriali extra-italiani si apprestano a fare dei beni, delle imprese e delle risorse del Bel Paese.
Si è diffuso come una pestilenza il paradigma dei sacrifici necessari alla nazione italiana.
Sacrifici in nome di che e a vantaggio di chi?
Sacrifici per evitare la bancarotta e soprattutto per la ripresa economica viene detto…
Ah, ah, ah, buona questa!
Fate pure.
Noi staremo ad osservare come gli italiani si lasceranno abbindolare.
Giorno verrà però (neanche troppo lontano) che, dopo aver ingoiato anche questa pillola amara, magari fidando nella moral suasion di qualche Vegliardo assiso su alti colli, quando si accorgeranno che lo stato di crisi del debito sovrano rimarrà tale e quale ma nel frattempo saranno stati tagliati servizi, pensioni, salari e diritti lavorativi; sarà aumentata la disoccupazione, giovanile e non; saranno stati mal-venduti beni dello stato e privatizzate imprese pubbliche che imporranno alle collettività costi più alti per i loro servizi; l’economia italiana non sarà affatto ripartita ma anzi sprofonderà nella recessione/depressione; GLI ITALIANI VORRANO DAVVERO PRENDERE A BASTONATE chi li avrà così platealmente ingannati, per incompetenza, demenza senile o mala fede e intelligenza col nemico.
Noi di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com ), insieme alle cittadine e ai cittadini di Democrazia Radical Popolare (www.democraziaradicalpopolare.it ) lo diciamo da questa estate, inascoltati da vertici istituzionali corrotti e da rottamare, ma non da una massa imponente di membri della società civile che riconoscono in NOI una voce indipendente, lucida e autorevole (e di ciò ne sarà data testimonianza a brevissimo, con la pubblicazione, finalmente, di una ricca selezione delle Comunicazioni ricevute da diversi interlocutori di ogni classe sociale).
Cosa diciamo?
Che in Italia, persino nell’Italia dell’altissimo debito pubblico, non servono sacrifici.
Serve una politica sapiente e lungimirante, forte e capace di tirare fuori le unghie, così come di tagliare quelle degli avvoltoi rapaci d’oltr’alpe, d’oltre manica, d’oltre Bolzano e d’oltre vari oceani che vogliono spartirsi la torta italica.
All’Italia non serve una tassa patrimoniale, né per le imprese, né per i cittadini normali, né per i ricchi, né per i ricchissimi (che un malinteso sentimento demagogico vorrebbe punire non si sa bene perché, tanto più se queste ricchezze siano state lecitamente guadagnate; altro discorso vale per gli evasori fiscali e per coloro che si siano arricchiti illegalmente, ma questo è un problema che riguarda la Guardia di Finanza e la Magistratura).
All’Italia non serve diminuire il numero dei parlamentari, né quello dei consiglieri regionali, provinciali o comunali.
All’Italia non serve abolire le province o tagliare le spese militari, visto che, oltre tutto, le forze armate italiane sono soprattutto impegnate in operazioni volte a mantenere la pace in territori minacciati dalla barbarie, impegno quanto mai utile e per il quale vale la pena continuare a impegnare risorse (Vendola cresci, una buona volta, e smettila di dire cazzate a vanvera che rischiano di oscurare le altre cose buone che sostieni… Forse che le imprese e i fornitori che lavorano nell’industria militare, se le commesse per questo settore fossero tagliate, non subirebbero una forte crisi, non sarebbero costrette a licenziare dipendenti e a mandare famiglie sul lastrico?).
All’Italia non serve sottrarre fondi destinati alla Chiesa cattolica o ad altre Chiese, frutto di accordi fiscali finalizzati a favorire attività di utilità sociale (checché ne pensi quell’altro vacuo demagogo dell’illegittimo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi).
All’Italia non serve annullare le detrazioni fiscali già concordate con determinate categorie sociali o professionali.
All’Italia non serve sottrarre fondi destinati a grandi opere o a infrastrutture.
All’Italia non serve tagliare fondi alla pubblica istruzione o vessare i dipendenti dell’amministrazione pubblica, obbligandoli a trasferirsi come esuli a centinaia di chilometri da casa, sotto minaccia di licenziamento se non ubbidiscono.
All’Italia non serve svendere a gruppi privati già con l’acquolina in bocca alcune importanti e strategiche aziende pubbliche che vanno bene e rappresentano un fiore all’occhiello della sua stessa politica internazionale (vedi ENI, ENEL e FINMECCANICA, ad esempio).
All’Italia non serve tagliare i già magri fondi per la cultura e per la ricerca scientifica, per le strutture sanitarie e assistenziali, per tutto ciò che, un tempo, veniva chiamato welfare.
All’Italia non serve rendere più facili i licenziamenti e meno dignitose e indipendenti dall’arbitrio della dirigenza e della proprietà imprenditoriale le condizioni dei lavoratori.
All’Italia non serve penalizzare le imprese produttrici, i commercianti e i liberi professionisti rendendo sempre più miserabili i livelli dei salari e delle pensioni rispetto al costo della vita e deprimendo così i consumi, di cui quelle imprese, quei commercianti e quei liberi professionisti hanno bisogno per essere a loro volta remunerati del proprio lavoro.
In generale, in tempi di crisi nera che prelude ad una imminente recessione/depressione, all’Italia serve un NEW DEAL rooseveltiano che rilanci tutta l’economia nel suo insieme, abbatta la disoccupazione, aumenti i consumi e quindi il PIL e la base imponibile per l’erario, che potrà così, attraverso un maggiore drenaggio fiscale realizzato senza aumentare le tasse e anzi abbassandole (vedi la seconda delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) ) destinare risorse all’eventuale abbattimento del debito pubblico, se e quando ciò sarà veramente necessario e prioritario.
Ma un NEW DEAL non è cosa che sia singolarmente nella disponibilità dell’Italia, così come non lo è, in tempi di globalizzazione, per nessuno stato nazionale abbandonato a se stesso.
All’Italia (così come alla Spagna, all’Irlanda, al Portogallo e alla Grecia) sarebbe servita e servirebbe l’Europa.
E l’Europa non è la BCE, non è quell’incapace incolore di José Barroso con la sua pseudo-commissione, non è quell’altro ineffabile individuo di Herman Van Rompuy.
L’Europa che serve non c’è ancora.
Un’Europa forte, coesa e democraticamente legittimata, con una autorevole e revocabile (da un nuovo tipo di Parlamento europeo) governance politica, economica, fiscale e finanziaria.
Un’Europa che, in quattro e quattr’otto, con l’unificazione dei debiti sovrani delle sue varie nazioni aderenti in un unico debito sovrano europeo, con l’adozione dell’euro come valuta sovrana e con l’emissione di EuroBond, avrebbe risolto per sempre il problema della speculazione sui singoli debiti pubblici. Non avrebbe necessità di alimentare fondi-salva stato. Potrebbe emettere EuroBond per finanziare un immenso e risolutivo NEW DEAL o Piano Marshall per il rilancio di tutta l’economia europea.
Lo diciamo da mesi, ormai.
Continuiamo e continueremo incessantemente a ripeterlo, fintanto che non penetrerà nella dura cervice di tutti coloro che, quanto meno, non siano in mala fede.
Per quanti riguarda gli altri, non è che non abbiano sentito ciò che diciamo.
E’ che esiste un Progetto diametralmente opposto a quello di una effettiva risoluzione della crisi europea e statunitense con aumento del benessere collettivo e diminuzione/eliminazione della disoccupazione.
Tale progetto - anche questo lo andiamo ripetendo come tafani socratici da un bel po’ - mira a spacciare come misure per la crescita e per evitare fantomatiche bancarotte le classiche ricette neoliberiste del FMI fatte ora proprie anche dalla BCE.
E benché l’esperienza storica insegni che non c’è nazione la quale, una volta caduta nelle grinfie delle ricette standard del FMI, non sia stata indotta al suicidio economico e sociale generale (fatta eccezione per pochi speculatori che si muovono di concerto con gli ispettori di quella nefasta istituzione internazionale), a parte noi che ne parliamo con chiarezza e a viso aperto, a parte i generici e timidi richiami di Vendola, Di Pietro, Fassina e pochi altri a voler evitare prossime “macellerie sociali”, appare evidente che, nel Bel Paese, esiste una vasta maggioranza di collaborazionisti con Mario Draghi, Christine Lagarde & Company che va da Napolitano a Berlusconi, passando per, Renzi, Veltroni, D’Alema, Casini, Rutelli, Fini e tanti altri. A proposito, per il momento non mettiamo in questa lista nera Bersani, il cui discorso del 5 novembre abbiamo apprezzato in diversi passaggi, anche se bisogna fare molto di più e di meglio, lasciando andare Casini e i moderati al loro destino terzopolista e la stucchevole retorica degli eventuali sacrifici necessari giù dritta nella tazza del cesso; evitando nenie demagogiche sul dimezzamento dei parlamentari, dei costi della politica, del pareggio di bliancio equo e roba simile… Comunque, sono davvero notevoli gli inediti e interessanti spunti lanciati finalmente dal Segretario PD, che evidentemente ha ben metabolizzato le 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) e l’ Editoriale del 14 ottobre 2011: "Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un'autostrada e archi di trionfo davanti a sè, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati" di Gioele Magaldi . Per poter constatare questa evidente metabolizzazione, si legga “Il discorso di Pier Luigi Bersani” sulla testata il POST del 5 novembre 2011 (clicca sopra per leggere ).
Tutti quelli che invece costituiscono il “grande partito” di Mario Draghi (che ha commissariato anche il Quirinale, evidentemente), con o senza Berlusconi (la questione è ormai ininfluente), massacreranno quel che resta da massacrare della nazione italiana.
Da quelle macerie, da quelle ceneri (italiane ed europee, giacché la situazione italiana sarà la fotocopia di quella spagnola, greca, etc.) o nascerà una FENICE che andrà a cavare gli occhi di coloro che hanno inteso assassinare l’Italia e l’Europa dei popoli d’intesa con genti barbare e apolidi, dall’avidità smisurata e dal progetto politico-economico diabolico e contro-iniziatico (far girare indietro le lancette della Storia e mettere la post-modernità globalizzata sotto l’egemonia di poteri oligarchici, abbattendo il principio della Sovranità del Demos), oppure non nascerà nulla e sarà la vittoria dei pochissimi sui molti, degli oligarchi sulla sterminata maggioranza della popolazione.
Oggi in Italia, domani ovunque, in ogni parte dell’area occidentale (altrove, vedi Russia, Cina, etc., le oligarchie sono già dominanti a pieno regime. E si tratta di oligarchie apolidi, cioè indifferenti alla vita sociale delle poleis, non già di benefiche elites cosmopolite, tali cioè da desiderare che il mondo stesso divenga una grande POLIS integrata e globalizzata nel nome dello stato di diritto e dei valori democratici e liberali. Il cosmopolitismo è tipico dei veri liberi muratori, iniziati e seguaci della luce; l’apolitia, invece, è segno distintivo di orde contro-iniziatiche di massoni tenebrosi, sempiterni assassini di Hiram e distruttori del Tempio di Salomone…)
E Noi? (Noi intesi non soltanto come GOD, ma come network massonico democratico e liberale internazionale)
Noi combatteremo fino all’ultima goccia del nostro sangue.
E non siamo né pochi, né sprovveduti, né privi di risorse.
Forse sarà questa la “terza guerra mondiale”: la definitiva resa dei conti tra aristocrazie del denaro e rappresentanti degli ideali democratici e liberali, INDIGNATI dalle connivenze che i primi possono vantare tra le fila di coloro che osano proclamarsi servitori istituzionali della democrazia.

 

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO

[ Articolo del 6 novembre 2011 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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