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Grande Oriente Democratico a proposito di Beppe Grillo, Iran, Israele, la Donna iraniana al centro della famiglia e altre simili parole in libertà

 

 

 

 

C’è un articolo tangenziale a questo, e che riguarda l’improvvido plauso del filosofo ( si fa per dire) Gianni Vattimo (forse impegnato ad elemosinare una candidatura con il Movimento 5 Stelle) nei riguardi delle ultime, sciamannate dichiarazioni di Beppe Grillo.
Tale articolo tangenziale, opera degli amici di Democrazia Radical Popolare (www.democraziaradicalpopolare.it), è il seguente:

DRP e le Cazzate di Gianni Vattimo, veterocomunista anti-israeliano e pseudo-intellettuale cialtrone e sopravvalutato (clicca sopra per leggere).

Quanto a Grillo, di altre sue inadeguate esternazioni (allora sul “capitalismo” e altre questioni similari), se ne erano occupati sempre le cittadine e i cittadini di DRP, con l’intervento

Beppe Grillo, il Capitalismo e la Democrazia. Parte I (clicca sopra per leggere).

Adesso, ci sembra imprescindibile un nostro commento, in quanto Massoni di GOD, in relazione ad alcune insopportabili smarronate del comico genovese prestato alla politica e insufflato da personaggi in odore di muffa massonica ed esoterica di stile New Age (Casaleggio e Sassoon, etc.), il cui pensiero (se è quello che costituisce le veline passate al comico/istrione di cui sopra, altrimenti SE NE DISSOCINO) disonora qualunque accostamento al migliore patrimonio ideologico e filosofico della Libera Muratoria.
Cosa ha detto recentemente il leader carismatico o “apripista” del Movimento 5 Stelle?
Ne danno un piccolo riassunto i seguenti pezzi:

“NEL MOVIMENTO 5 STELLE, QUELLA DI DAVID NON È LA PIÙ SPLENDENTE (MEJO L’IRAN!) 2- IN UN'INTERVISTA AL PIÙ DIFFUSO QUOTIDIANO ISRAELIANO, ‘’YEDIOTH AHRONOT’’, BEPPE GRILLO NON SI TRATTIENE E SPARA: C'È UNA LOBBY EBRAICA CHE CONTROLLA IL SAPERE - 2- “TUTTO QUEL CHE IN EUROPA SAPPIAMO SU ISRAELE E PALESTINA, È FILTRATO DA UN'AGENZIA INTERNAZIONALE CHE SI CHIAMA MEMRI. E DIETRO MEMRI C'È UN EX AGENTE DEL MOSSAD” - 3- I MASSACRI IN SIRIA? “CI SONO COSE CHE NON POSSIAMO CAPIRE. NON SAPPIAMO SE SIA UNA VERA GUERRA CIVILE O SI TRATTI D'AGENTI INFILTRATI NEL PAESE”. L'IRAN DI AHMADINEJAD? “UN GIORNO HO VISTO IMPICCARE UNA PERSONA, SU UNA PIAZZA DI ISFAHAN. ERO LÌ. MI SON CHIESTO: COS'È QUESTA BARBARIE? MA POI HO PENSATO AGLI USA. ANCHE LORO HANNO LA PENA DI MORTE: HANNO MESSO UNO A DIETA, PRIMA D'UCCIDERLO, PERCHÉ LA TESTA NON SI STACCASSE. E ALLORA: CHE COS'È PIÙ BARBARO?”. E I DIRITTI DELLE DONNE? “MIA MOGLIE È IRANIANA. HO SCOPERTO CHE LA DONNA, IN IRAN, È AL CENTRO DELLA FAMIGLIA. LE NOSTRE PAURE NASCONO DA COSE CHE NON CONOSCIAMO”, pezzo del 25 giugno 2012 per DAGOSPIA (clicca sopra per leggere)

“EB-REI DI TUTTO - LA CONFUSIONE DELLE IDEE DI GRILLO SULL’ITALIA È NIENTE IN CONFRONTO A CIÒ CHE IL COMICO PENSA DI POLITICA ESTERA - GIÀ NEL 2006 AVEVA ATTACCATO ISRAELE (“FA PAURA”), E ORA INCENSA AHMADINEJAD, DICENDO CHE L’IMMAGINE CHE NOI ABBIAMO DELL’IRAN È ‘’DEVIATA’’ DAI MEDIA CONTROLLATI DAL MOSSAD - SENZA CONSIDERARE L’ONNIPRESENTE TEORIA DEL COMPLOTTO, TORRI GEMELLE IN PRIMIS...”, pezzo del 26 giugno 2012 per DAGOSPIA (clicca sopra per leggere)

 

Insomma, preliminarmente si applichino alle idee confuse e involute di Grillo intorno all’Iran, all’ Occidente, etc., quanto osservavano gli amici di DRP in

DRP e le Cazzate di Gianni Vattimo, veterocomunista anti-israeliano e pseudo-intellettuale cialtrone e sopravvalutato (clicca sopra per leggere).

Ma qualcosa da aggiungere c’è.
Intanto Grillo si vergogni quando dice che la “Donna iraniana è al centro della famiglia”.
Come no.
Intanto la moglie di Grillo, iraniana, può permettersi di mettersi i bikini al mare perché vive in Italia, in quell’Italia del blocco occidentale dominato dagli USA (e dalle lobbies ebraiche…), che riconosce parità di diritti politici e civili e culturali (e comunque a fatica e non senza resistenze da parte di ambienti tradizionalisti, dopo secoli di battaglie penose) a uomini e donne.
Si provi, la Signora Grillo, a mettersi in bikini in Iran…
Forse il suocero del comico genovese non gli ha spiegato quali sarebbero le conseguenze.
Gliele spieghi, invece di sparare baggianate sulla “centralità della donna nella famiglia iraniana”.
Questa “centralità”, in realtà, è la solita solfa narrata dai regimi e dalle culture patriarcali, maschiliste, tradizionaliste e misogine: la donna è “centrale” perché si occupa di crescere i figli e vegliare il focolare, è la “regina della casa”, etc.
Si. Ma se poi queste “regine” vogliono avere eguali diritti dei loro mariti, gestire liberamente il proprio tempo, la propria professionalità, il proprio corpo, la propria sessualità, allora sono percosse, minacciate, imprigionate, torturate e/o uccise.
E quanto alla situazione complessiva dei diritti umani in Iran, il semi-analfabeta (di queste materie) Beppe Grillo legga e mediti su questo piccolo contributo redazionale (fra i tantissimi documenti/reportage consultabili sulla questione ) tratto da www.medarabnews.com :

La questione dei diritti umani in Iran
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I recenti casi iraniani giunti all’attenzione della stampa internazionale, come quello della giornalista irano-americana Roxana Saberi e quello della giovane pittrice Delara Darabi, hanno riportato in primo piano la questione dei diritti umani in Iran.
Tuttavia, se il primo caso, per il modo in cui si è sviluppato e concluso, può essere probabilmente considerato un caso politico legato all’evoluzione dei rapporti fra Teheran e Washington, il secondo – risoltosi drammaticamente con l’esecuzione della condannata (peraltro per un crimine che probabilmente non aveva commesso) – è un esempio, simile a molti altri, delle violazioni dei diritti umani che spesso vengono compiute in Iran.
Un altro caso è stato quello del giovane lapidato per adulterio, sebbene sia stata imposta una moratoria su questo tipo di esecuzioni. Tuttavia sono centinaia, secondo Amnesty International, le persone che ogni anno vengono giustiziate in Iran – paese che, in base alle stime, è superato solo dalla Cina per numero di esecuzioni.
Ma è più in generale il problema delle libertà civili ed individuali a rappresentare un settore nel quale l’Iran certamente non eccelle. Il paese, ad esempio, figura agli ultimi posti nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa (la più recente è quella dell’organizzazione Freedom House, nella quale l’Iran figura al 181° posto su un totale di 195 paesi).
Oltre ai giornalisti, ad essere particolarmente colpite sono altre categorie di persone, come gli attivisti che si battono per il rispetto dei diritti umani, gli omosessuali, o i membri di alcune minoranze etniche o religiose, come i Baha’i.
Al di là di queste categorie specifiche, sono le libertà individuali di tutti i cittadini ad essere colpite, in uno Stato che attraverso la polizia religiosa pretende di imporre rigide norme anche ai comportamenti individuali.
In questo quadro non certo positivo, non bisogna tuttavia sottovalutare la vitalità e la capacità di reazione di una società come quella iraniana, per il 70% composta da giovani al di sotto dei 30 anni, che si è profondamente evoluta dai tempi della Rivoluzione Islamica del 1979, paradossalmente anche grazie allo sforzo del regime di estendere l’istruzione a fasce sempre più ampie della popolazione, ivi comprese le donne.
La ricchezza, il vigore, e la grande eredità culturale che contraddistinguono questa società hanno spinto alcuni osservatori ad affermare che, se cessasse l’isolamento internazionale dell’Iran, probabilmente la Repubblica Islamica andrebbe incontro ad una trasformazione più rapida di quanto molti si aspettano.

2 Responses to “La questione dei diritti umani in Iran”

  1. anna maria mangia scrive:

13 maggio 2009 alle 14:00
Circa le affermazioni degli osservatori sulla probabile trasformazione della Repubblica islamica se cessasse l’isolamento internazionale sono scettica.

  1. siyamack sohrabmanesh scrive:

14 ottobre 2009 alle 23:05
Iran e il silenzio della comunità internazionale,Diritti umani non hanno nessun significato e senso per attuale regime,sono passati 30 anni ,ma il popolo Iraniano non ha accettato questa cultura invasiva,è l’ultima chance per rovesciare il regime,sia x Iraniani che il mondo

Se Beppe Grillo avesse fondato il suo Movimento 5 Stelle in Iran, non si sarebbe preso le parole poco eleganti di Napolitano il 25 aprile 2012.
No, il Presidente Mahmud Ahmadinejād, di concerto con l’Ayatollah Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī, avrebbe disposto l’arresto, la tortura e magari la soppressione di Grillo,  di Casaleggio, Sassoon e di tutti i grillini cantanti.
Il fatto è che, forse, Grillo non sa quel che dice.
Così come non doveva saperlo l’attivista del Movimento 5 Stelle, Francesco Perra, che ha avuto uscite non meno infelici di quelle del suo leader carismatico.
In proposito, si legga, su www.giornalettismo.com :

“Il grillino: ‘Matrimoni gay? Allora anche con animali”, articolo del 9 giugno 2012 per GIORNALETTISMO (clicca sopra per leggere)

Sulla questione iraniana, vogliamo concludere la pedagogia informativa a vantaggio di Grillo e seguaci, mediante questo ulteriore contributo, degno di riflessione:

Iran tre anni dopo: diritti umani ancora negati
di Marco Curatolo
Where is my vote
Sono passati tre anni. Era il 12 giugno 2009. Nessuno avrebbe previsto le cosiddette “primavere” che hanno poi attraversato il Vicino Oriente e il Nord Africa nel 2011, e pochi avrebbero considerato destinati a un rapido tramonto i regimi di Mubarak, Gheddafi, Ben Alì. In Iran sembrò invece che qualcosa stesse per cambiare. Ironia della sorte: mentre i dittatori or ora citati fanno ormai parte del passato, in Iran il regime islamico guidato dal leader supremo Khamenei è ancora in sella, e il presidente Ahmadinejad si avvia a concludere il suo secondo e ultimo mandato.
Tre anni fa gli iraniani si recarono in massa alle urne per le elezioni presidenziali, al termine di una campagna elettorale partecipata e vivace come poche altre. Votarono in 39 milioni, l’85% degli aventi diritto. La convinzione diffusa che le istanze riformiste del candidato di opposizione Mir Hossein Mousavi avrebbero prevalso su quelle conservatrici del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad aveva creato tra gli iraniani fermento, entusiasmo, attesa febbrile. E fu enorme la delusione quando, invece, i risultati ufficiali assegnarono la vittoria ad Ahmadinejad. Sull’esito di quelle elezioni, che in mancanza di prove certe le organizzazioni internazionali non possono definire “truccate” – trovando comodo rifugio nel più neutro e diplomatico aggettivo “contestate” – i brogli pesarono in una misura che non è dato conoscere con esattezza. Certo è che quando milioni di iraniani, avvolti in drappi verdi (il colore scelto per la campagna di Mousavi) scesero per strada sventolando striscioni e cartelli sui cui era scritto “Where is my vote?”, l’impressione che una colossale truffa elettorale si fosse consumata prese corpo. I manifestanti iraniani hanno fatto scuola: con l’uso spregiudicato dei social network e di Youtube per organizzare le proteste, far circolare immagini e notizie di quello che accadeva per le strade del paese con le forze militari e paramilitari del regime impegnate a reprimere con la violenza il dissenso, hanno mostrato ai popoli protagonisti delle “primavere” di due anni dopo quale aiuto possa dare Internet ai movimenti di massa. Sennonché della lezione altri, e altrove, hanno raccolto i frutti.
In Iran, a tre anni di distanza da quei giorni di speranza e di lotta non violenta, la situazione dei diritti umani non ha fatto passi avanti. E se all’interno del regime una lotta feroce e senza esclusione di colpi è in corso tra il fronte di Khamenei e quello di Ahmadimejad (con la guida suprema che ha preso il sopravvento e il presidente che, dopo le elezioni parlamentari dello scorso marzo, vede ridotto al lumicino il numero dei sostenitori su cui può contare in Parlamento) il diviso fronte conservatore è pronto a ricompattarsi ogni volta che si tratta di reprimere le aspirazioni democratiche e la richiesta di diritti e libertà da parte degli iraniani.
Molti dei prigionieri di coscienza che furono arrestati nelle settimane e nei mesi successivi al voto, in seguito alle proteste contro i brogli, sono ancora in carcere e scontano pene comminate al temine di processi iniqui nel corso dei quali i diritti della difesa sono stati negati. In prigione il ricorso alla tortura, alle pressioni psicologiche, all’isolamento per ottenere false confessioni autoaccusatorie è ampiamente documentato. Ci sono poi prigionieri di coscienza le cui condizioni di salute destano viva preoccupazione, e che si sono visti ripetutamente negare la possibilità di ricevere cure mediche appropriate: Narges Mohammadi, vice presidente del Centro dei Difensori dei diritti umani  a Teheran, madre di due gemelli e sofferente di paralisi temporanee; il blogger Hossein Ronaghi Maleki, che ha dovuto restare per settimane in sciopero della fame per ottenere di essere sottoposto alla necessaria operazione ai reni; il giornalista e attivista per i diritti umani curdo Mohammad Sedigh Kaboudvand, che sta digiunando perché gli sia consentito di recarsi al capezzale del figlio malato. In troppi casi (due solo negli ultimi trenta giorni) la negligenza delle autorità carcerarie ha già causato la morte di prigionieri di coscienza ai quali è stato impedito di curarsi.
La pressione delle autorità su studenti attivisti, giornalisti, blogger, difensori dei diritti umani, esponenti di minoranze etniche, politiche e religiose non si allenta. La libertà di stampa è sotto continuo attacco (l’Iran è al 175° posto su 179 paesi nell’annuale classifica sulla libertà di stampa di Reporter Senza Frontiere), il controllo sul web sempre più asfissiante. Il regime ha perfettamente compreso l’importanza politica dei social network, e punta a realizzare una rete nazionale che chiuda l’Iran al traffico Internet con il mondo esterno.  Nel frattempo i due candidati di opposizione alle presidenziali del 2009, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karoubi, e Zahra Rahnavard, moglie del primo, da quasi un anno e mezzo si trovano agli arresti domiciliari.
Un anno fa una risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha istituito il mandato del Relatore speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani in Iran e nominato all’incarico il dott. Ahmed Shaheed. Le autorità iraniane continuano a negargli l’ingresso nel paese, dove invece la sua presenza e la sua attività di controllo e testimonianza diretta sarebbero importanti.
Questi giorni di giugno, il mese Khordad del calendario persiano, ripropongono, oltre a quello delle elezioni, anche gli altri anniversari di tutti gli eventi drammatici seguiti al voto e alle proteste che ne sono scaturite. Si ricordano con commozione le vittime che la violenta repressione governativa ha causato tre anni fa. Giovani come Neda Agha Soltan e Sohrab Aarabi; gli almeno 4 studenti uccisi da forze paramilitari in borghese nel corso di un assalto notturno ai dormitori dell’università di Teheran, la notte del 14 giugno 2009; i tre ventenni morti in seguito alle torture subite nel carcere segreto di Kahrizak – Amir Javadifar, Mohammad Kamrani, Mohsen Ruholamini. Tutte vittime che, per ora, non hanno avuto giustizia.
Al tempo stesso, nel corso di questi tre anni, si è registrato un’allarmante incremento nell’uso della pena di morte da parte dell’Iran. Come documentato dai rapporti annuali di Iran Human Rights, le autorità iraniane hanno messo a morte oltre 1500 prigionieri dalle elezioni del 2009 ad oggi (78 solo nell’ultimo mese di maggio 2012), ed è sempre più diffusa la prassi delle impiccagioni in pubblico, con un chiaro uso politico della pena capitale, adoperata con scopo intimidatorio, per rafforzare attraverso il terrore il controllo sulla società da parte del governo: “Terrorismo di stato,” come l’ha definito Mahmood Amiry-Mogghadam, portavoce internazionale di IHR.
E mentre proseguono, per ora con risultati incerti, le trattative tra il gruppo dei paesi del 5+1 e la Repubblica islamica sul programma nucleare iraniano, IHR Italia esorta la comunità internazionale a non distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti che hanno luogo ogni giorno in Iran: un tema – quest’ultimo – che non deve essere escluso dai tavoli della diplomazia.
Le autorità iraniane devono essere poste di fronte alle loro responsabilità e chiamate a risponderne. L’impunità che circonda chi viola i diritti umani in Iran, tanto più se rapportata alle persecuzioni che colpiscono chi li difende, è uno scandalo che non può lasciare indifferenti.
* presidente di Iran Human Rights Italia Onlus
12 giugno 2012

Poi c’è la questione delle tentacolari lobbies ebraiche, americane, demo-pluto-giudaico-massoniche, la CIA e il MOSSAD, l’Agenzia MEMRI, che raccontano le notizie alterando le traduzioni (a parere di Grillo).
Così, noi poveri occidentali (nei cui paesi vige la libertà di parola, stampa, espressione e critica, tanto che anche uno come Grillo può straparlare a piacimento) siamo tagliati fuori dalla VERITA’ VERA sul conflitto israeliano-palestinese e sui testi corretti delle amorevoli arringhe del compianto Bin Laden, artefatte dai perfidi cospiratori giudaico-yankees…
Dove riannodare il filo della VERITA’ VERA, allora?
Ma naturale, abbeverandoci alle minchiate sparate dal suocero di Beppe Grillo, sorta di neo Ayatollah laico che ha nutrito della sua sapienza (sufi?) tutta la famiglia del comico genovese.
O magari, se non bastasse il suocero iraniano di Grillo, potremmo andare a cercare la VERITA’ non in Occidente (dove il web ospita tutto e tutti senza censura, dove lo stato di diritto e le libertà politiche e civili sono state conquistate attraverso mille battaglie e sacrifici), ma magari in Iran, Russia o Cina… dove, oltre ai media tradizionali, si cerca di imbavagliare anche i social network…

In conclusione, ci dispiace di aver pensato per qualche tempo che Grillo e il Movimento 5 Stelle potessero rappresentare (pur con tutti i limiti e le arretratezze ben percepibili sin dall’inizio) almeno un valido stimolo al rinnovamento complessivo della politica italiana.
No, Grillo & Somari, pardon Compari (la cui composizione è per lo più nutrita da transfughi del berlusconismo, il che la dice lunga), costituiscono una delle classiche epifanie dell’analfabetismo civile, culturale e ideologico degli abitanti della Penisola.
Una epifania che potrà durare più o meno della Lega, fare più o meno danni del leghismo, ma che infine sarà smascherata per quello che è (al pari dei Leghisti, ormai nudi dinanzi alla pubblica opinione): una accozzaglia di emeriti CIALTRONI, dove non si sa bene se siano più ciarlatani e in mala fede i dirigenti o la base di tali movimenti (sia quello grillino che quello leghista), fatta naturalmente una doverosa eccezione per quei leghisti o quei grillini che abbiamo conosciuto essere brave persone, in buona fede e anche animate da un (purtroppo mal riposto) desiderio di rigenerazione civica del Bel Paese.

I  FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO

[ Articolo del 27-28 giugno 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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