Ultime sulla Casa Massonica romana: Referendum democratico o (tentativo di) Plebiscito populista e illegale?
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Ultime sulla Casa Massonica romana: Referendum democratico o (tentativo di) Plebiscito populista e illegale?

 

 

Con circolare del 19 marzo scorso, i (sedicenti) Commissari (non esiste tale figura nella Costituzione e nel Regolamento del G.O.I.) avrebbero indetto una (presunta) “Consultazione sulla Casa massonica dell’Or. di Roma per il giorno 17 aprile 2010”.
Per visionare il predetto documento clicca su: Plebiscito populista e illegale nel GOI .
In relazione a questa “divertente iniziativa” vorremmo fare qualche opportuno commento e trarre qualche utile conclusione.

Entrando, solo per puro spirito di fratellanza e compassione verso i Commissari, Fr..lli Bruno Sirigu e Angelo Scrimieri (sedicenti commissari, lo ripetiamo, tanto che esiste un atto di CITAZIONE  AVVERSO COMMISSARIAMENTO DEL CONSIGLIO DEI MAESTRI VENERABILI DI ROMA : cliccate sopra per averne visione), nel merito dei (presunti) quesiti che si pretenderebbero quali oggetto di consultazione/referendum, facciamo notare quanto segue:

  1. Sul primo quesito c’è poco da dire: è ben noto che l’unico organo preposto alla gestione della Casa Massonica romana (ex art. 84 del Regolamento dell’Ordine) è il Consiglio dei Maestri Venerabili di Roma, il quale deve specificamente delegare all’Associazione “Consiglio dei MM.VV. di Roma” la diretta stipula di contratti inerenti affitti o compravendite di immobili utilizzati dalle logge legittimamente rappresentate nel sunnominato Consiglio. Ed è altresì ben noto- a tutti i maestri delle varie logge- che il Consiglio dei MM.VV. ha deliberato, con  ben tre votazioni consecutive a larghissima maggioranza, il trasferimento dai fatiscenti (e costosi) locali di Via Giovanni Penta (in scadenza di contratto d’affitto) verso i ben più convenienti (nel rapporto qualità-prezzo) e adeguati locali all’EUR, presso alcuni edifici un tempo destinati all’Archivio di Stato. Piuttosto, come non hanno mancato di farci sapere diversi maestri romani, alcuni di essi erano consapevoli delle cifre approssimative dell’accordo e molti altri no, non essendosene nemmeno curati, ma piuttosto avendo delegato piena fiducia ai propri Maestri Venerabili, con la speranza che presto si sarebbe comunque trovata una sede meno disastrata rispetto a quella ‘famigerata’ di Via Penta, dagli oneri economici spropositati rispetto al servizio offerto. Analoga posizione è stata ‘fotografata’ presso compagni e apprendisti (anch’essi ansiosi di uscire dal tugurio stra-pagato di Via Penta), ma in più molto perplessi nel veder formulato il “primo quesito” in oggetto. Perplessi proprio perché consapevoli che, ex art. 84 del Regolamento dell’Ordine, gli aspetti generali e di dettaglio degli accordi economici concernenti la casa massonica cittadina sono legittimamente deliberati dai propri rappresentanti di Loggia in seno al Consiglio dei MM.VV.  Anzi, molto perplessi poiché, persino per quanto riguarda “le capitazioni e ogni altro contributo” decisi nell’ambito di ogni singola Loggia, essi (apprendisti e compagni) ne sono esclusi, ex.art. 19 della Costituzione. Essi poi sono esclusi, insieme a tutti quei maestri che non hanno diritto di voto in Gran Loggia, dalla valutazione e dalla deliberazione di tutte le capitazioni, tasse e contributi che la Giunta nazionale del GOI ha facoltà di proporre (ex art. 38, lettera g della Costituzione). In ragione di ciò, molti apprendisti, compagni e maestri (che non hanno intenzione di legare nemmeno il proprio nome ad una consultazione/referendum palesemente illegale e di nessuna efficacia giuridica né massonica né profana, Ci hanno semmai chiesto di aiutarli a proporre, per il prossimo futuro, qualche legittima riforma della Costituzione e del Regolamento che consenta, ad esempio- democraticamente, a tutti gli iscritti all’Associazione non riconosciuta “Grande Oriente d’Italia”- di esprimersi attraverso consultazione/referendum per l’approvazione dell’annuale bilancio nazionale consuntivo e preventivo, di cui spesso non sono chiare e condivise alcune (ingenti) voci di spesa. Infine, gli stessi apprendisti, compagni e maestri Ci suggeriscono di rendere noto ai (sedicenti) commissari Bruno Sirigu e Angelo Scrimieri, che se il ‘primo quesito’ di un eventuale referendum fosse stato: “ Sei a conoscenza di quali e quanti oneri per il canone annuo, per le utenze di acqua e luce (IVA e ISTAT da aggiungere) stai da anni pagando per la fatiscente sede di Via Penta?”, Essi avrebbero risposto: No, non siamo a conoscenza! Ma ci piacerebbe conoscere meglio (e dire due paroline a…) quei geni del vertice del GOI che da anni continuano a farci stra-pagare questa impresentabile sede, nell’attesa infinita della sistemazione presso il Cinema Belsito, per la quale solo ultimamente abbiamo saputo che avremmo dovuto sborsare complessivamente (tutti: apprendisti, compagni e maestri) circa 2 milioni di euro per andare ad occupare (di nuovo!) dei locali accatastati come magazzino!
  2. Sul secondo quesito, sempre un bel numero di apprendisti, compagni e maestri ci rende noto (anche per il fatto di non essere dei “minus habentes” come evidentemente qualcuno, ai vertici del GOI, li considera; e anzi di essere avvocati, commercialisti, operatori finanziari, etc.) che tutti conoscono benissimo le cifre potenziali per l’accesso ad un mutuo. Piuttosto, ci si chiede come mai, dai vertici del GOI, piuttosto che promettere invano da circa un decennio la sistemazione e la concessione comunale dell’abitabilità dei locali del Cinema Belsito (che non è stata infine concessa per i locali- scantinati- destinati ai massoni romani, ma solo per quelli ai piani superiori destinati agli archivi nazionali del GOI) non si sia promossa qualche operazione sapiente per provvedere all’acquisto (proprio tramite mutuo) di un immobile più adeguato e meno “problematico” dell’ex-Cinema Belsito.
  3. Sul terzo quesito, gli stessi apprendisti, compagni e maestri di cui abbiamo raccolto il parere, spiegano che Essi sanno benissimo come quei 100.000 euro siano già nelle disponibilità del Consiglio dei MM.VV. e che nemmeno un euro in più sarà a carico di ulteriori contribuzioni da parte dei fratelli romani, in relazione a queste spese (spese di ristrutturazione che è assolutamente naturale dover affrontare allorché si debbano adeguare dei locali ‘profani’ a templi e/o strutture funzionali per dei liberi muratori).
  4. Sul quarto quesito, innumerevoli apprendisti, compagni e maestri romani dichiarano di essere già stati informati dai propri Maestri Venerabili che il cosiddetto (eventuale) “incremento” delle capitazioni ammonterebbe alla ‘faraonica’ cifra di ben “45 euro su base annuale” per ogni massone romano: dunque circa 22 euro cadauno (di incremento) a semestre, in cambio di una casa massonica finalmente decorosa e adeguata. Ma, soprattutto, si fa notare: A) se si fosse rimasti a Via Penta (orrore!) si sarebbe comunque dovuto pagare un aumento di affitto per dei locali fatiscenti (doppio orrore!!), con incremento delle capitazioni annuali (di ciascuno) probabilmente più alto di quello relativo agli ex locali dell’Archivio di Stato (triplo orrore!!!); B) L’alternativa proposta dai vertici del GOI (che hanno perciò messo in atto l’abusivo commissariamento) sarebbe invece assai più onerosa per le tasche dei massoni romani. Non solo il GOI si è già preso circa 300.000 euro dai fratelli capitolini (vendita dell’immobile all’Inviolatella) ma, a conti fatti, in cambio degli scantinati accatastati come magazzino dell’ex-Cinema Belsito, pretenderebbe di ottenere dai fratelli della capitale una cifra pari a circa 2 milioni di euro; con l’effetto non solo di prosciugare le casse del Consiglio dei MMVV e delle singole logge (i famosi accantonamenti, frutto di contribuzioni di tutti e di ciascuno) ma anche di pretendere ulteriori contributi ben più onerosi dell’eventuale “incremento” di cui al “quarto quesito” del presunto referendum.
  5. Sul quinto quesito, trattandosi del punto che sta veramente ‘a cuore’ a tutti gli artefici dell’ operazione del falso e illegale referendum/vero plebiscito populista, diversi apprendisti, compagni e maestri romani suggeriscono ai due ispettori (presunti commissari) di sostituirlo con questo più pregnante, risolutivo e multiplo quesito: “Sei favorevole alla permanenza nei locali di Via Penta? Sei favorevole a sborsare 2 milioni di euro in favore dei vertici del GOI, per ottenere dei nuovi templi romani nei locali scantinati dell’ex Cinema Belsito, accatastati come magazzini e privi della ‘destinazione d’uso’ e dell’ ‘abitabilità’ appunto come ‘templi libero-muratori’? Sei favorevole ad aspettare altri 10 anni di ‘promesse vane’, prima di poter avere una casa massonica decorosa ed adeguata?  Si/No

 

Conclusioni

Per ‘dovere di cronaca’ e puro senso di umana e fraterna compassione nei confronti dei Fr.lli Bruno Sirigu e Angelo Scrimieri, coinvolti dai vertici del GOI in un’operazione di falsa consultazione pseudo-democratica e in realtà di autentica deriva plebiscitaria e populista di stampo anti-costituzionale, ci siamo cimentati in un divertente esercizio di analisi degli strumentali quesiti contenuti nel presunto ‘referendum’, irregolarmente ed abusivamente indetto.
In margine a tale consultazione, inoltre, sarebbe interessante chiedersi chi-nell’attuale situazione di illegale commissariamento del Consiglio dei MM.VV- potrà garantire che tale referendum si svolga con regolarità ineccepibile, tanto nella registrazione degli effettivi partecipanti, quanto nello spoglio delle schede con i vari quesiti.
In realtà, “sarebbe interessante” chiedersi tutto ciò, ma solo nell’ipotesi che questa consultazione avesse un qualche valore, non dico di natura prescrittiva, ma almeno ‘consultiva’.
Appare invece evidente che il referendum in questione è sprovvisto di qualunque valenza, utilità o funzionalità giuridica, sia da un punto di vista massonico che civilistico.
Esso appare come l’ultimo, disperato espediente per tentare di evitare il clamoroso fallimento-da parte dei vertici del GOI in generale e del Gran Segretario Fr. Giuseppe Abramo, massone capitolino, in particolare-nella gestione del problema “nuova casa massonica romana”.
Di più, esso appare come un grottesco tentativo di manipolare apprendisti, compagni e maestri della capitale, con il fine principale di farsi dare i tanto agognati 2 milioni di euro (di cui sopra) e di non consentirne una rapida sistemazione ‘locativa’ decorosa, adeguata e indipendente.

D’altra parte, con riferimento all’ipotesi che in futuro apprendisti e compagni possano più direttamente partecipare a determinate deliberazioni e votazioni su questioni di natura locale o nazionale, Noi di “Grande Oriente Democratico” esprimiamo fin d’ora il nostro interesse a riformare, su questi temi (non senza approfondita discussione), parte dell’attuale Costituzione del G.O.I. e del Regolamento dell’Ordine. Ma una cosa è impegnarsi in un legittimo dibattito interno che possa dare luogo a regolari e lecite riforme, altra cosa è continuare imperterriti a violare Costituzione e Regolamento, con iniziative e provvedimenti abusivi, strumentali e pretestuosi, peraltro privi di qualunque efficacia, anche sul piano del Codice civile.
Parimenti, una cosa è risolvere con urgenza immediata il problema di una (almeno) decorosa sede massonica per i Fratelli romani (nel contratto relativo agli ex locali dell’Archivio di Stato è prevista la facoltà di recedere dalla locazione con appena sei mesi di preavviso) altra cosa è pianificare con calma e lungimiranza l’acquisto di una sede definitiva e permanente, magari priva delle irrisolvibili problematiche che caratterizzano l’ex-Cinema Belsito.

In fondo, con analogia presa dal contesto pubblico ‘profano’, la situazione immaginata dagli attuali vertici del GOI per questa “consultazione” assomiglia a quella di un Presidente del Consiglio che, vedendo un Parlamento/Assemblea Regionale che decide a larga maggioranza (e per ben tre volte!) per un provvedimento di propria esclusiva competenza, essendo avverso per motivi personali a tale deliberazione presa, si inventi le figure di due super-ispettori ad hoc che esautorino detto Parlamento e chiamino a raccolta i cittadini per esprimersi plebiscitariamente contro gli stessi rappresentanti del popolo regolarmente eletti. Peccato che un tale “Presidente del Consiglio” sarebbe immediatamente “tratto in arresto” insieme ai suoi due “super ispettori”, per Alto Tradimento e Attentato alla Costituzione della Repubblica italiana, la quale non prevede affatto referendum indetti in questi termini populistici e demagogici, ma solo attraverso le debite e corrette procedure di legge.

Infine, atteso che:

-la consultazione/referendum di cui sopra non è prevista né consentita dalla Costituzione GOI e dal Regolamento dell’Ordine

-che essa non può certo sostituire la volontà legittimamente espressa dall’unico organo preposto alla gestione della Casa Massonica romana; il quale organo è, come ampiamente noto a tutti, il Consiglio dei Maestri Venerabili di Roma, ai sensi dell’art. 84 del Regolamento dell’Ordine

-che appare inoltre illegittimo e in violazione dell’attuale Costituzione e dell’attuale Regolamento dell’Ordine che il cosiddetto “referendum” sia esteso ad apprendisti, compagni e maestri, mentre il citato art.84 del Regolamento dell’Ordine prevede che tutte le decisioni in materia di case massoniche siano prese dai Maestri Venerabili, legittimi rappresentanti delle Logge, debitamente riuniti in Consiglio,

pare opportuno che gli stessi Maestri Venerabili di Roma-nelle forme da essi ritenute più idonee- disconoscano qualunque legittimità all’iniziativa “pseudo-referendaria” in questione, ritenendo efficaci esclusivamente le delibere regolarmente prese dal Consiglio dei MM.VV., ai sensi dell’art.84 del Regolamento dell’Ordine.

 

 

Se avete documenti e notizie oppure intendete comunicarci i Vostri commenti su questa improvvida iniziativa populistica e plebiscitaria indetta dai Fr.lli  Bruno Sirigu e Angelo Scrimieri (sedicenti commissari), scrivete a:

info@grandeoriente-democratico.com

 

Roma. 17 aprile. Alcuni Fratelli romani ci informano che pochi giorni fa è stata spedita (ed è ormai pervenuta) al Gran Maestro Gustavo Raffi e alla sua Giunta) una lettera esplicitamente firmata da più dei 2/3 del totale dei Maestri Venerabili di Roma, con la quale si dichiarava l’assoluto disconoscimento della validità legale, morale e massonica del cosiddetto “Referendum” sulla Casa Massonica romana.

Pubblichiamo inoltre la seguente comunicazione, a firma pseudonima, che è pervenuta, nella giornata di venerdì 16 aprile, a diversi Fratelli del G.O.I., i quali ce l’hanno opportunamente segnalata: Referendum Democratico?

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@grandeoriente-democratico.com