Un fraterno e affettuoso saluto (e un arrivederci) a Rosario Morbegno
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Un fraterno e affettuoso saluto (e un arrivederci) a Rosario Morbegno, passato all’Oriente Eterno. By Gioele Magaldi

 

 

 

 

Caro Rino,

ho saputo che te ne sai andato alcuni giorni dopo l’evento, nemmeno in tempo per venire al tuo funerale.
Disguidi della comunicazione tra fratelli e, forse, mia colpevole distrazione dalle faccende quotidiane che riguardano il GOI e il suo Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Cose che mi appassionano sempre meno, mentre l’Italia, l’Europa e l’Occidente vede protagonisti altri Massoni, sia reazionari che progressisti, ma comunque impegnati in beghe assai meno provinciali e asfittiche di quelle che affliggono i tanti polli e galline gravitanti intorno a Villa Medici del Vascello.
Ultimamente, avevo tue notizie periodiche tramite mio padre (e nostro comune fratello) Sergio, il quale immancabilmente mi raccontava:

“Sai, Gioele, l’altro giorno sono stato a Piazza del Gesù. E, come sempre, mi si avvicina Rino Morbegno e che fa? Per prima cosa, invece di salutarmi o interloquire con me su qualunque altra cosa, mi dice: ‘Mi raccomando, salutami tanto Gioele! Digli che Noi aspettiamo il suo ritorno…”.

Ecco, adesso Rino Morbegno non può aspettare più nessuno.
Evidentemente, ha avuto urgenza di andarsene.
Peccato, perché sebbene avesse superato gli ottant’anni, sembrava stesse ancora molto bene e pareva destinato a proseguire ancora a lungo il suo soggiorno fra le luci e le ombre della massoneria romana.
Al massimo, siamo noi fratelli rimasti in questa Valle del Tevere (o di lacrime) ad aspettare di raggiungerlo all’Oriente Eterno, chi prima, chi dopo, chi fra un anno, dieci o quaranta, chi ancora più in là, se l’età anagrafica e la buona salute glielo consentiranno.

Ho conosciuto Rino Morbegno diversi anni fa.
Ero un fresco apprendista (anche se già uno smaliziato cercatore di vie esoteriche ed iniziatiche extra-massoniche) della Loggia Monte Sion, correva l’anno 1998, e Rino veniva spesso a trovare Ivan Mosca (che poco più tardi gli avrebbe de facto passato il testimone di “capo carismatico” del Rito Scozzese Antico ed Accettato del Lazio, favorendone l’elevazione a Ispettore Regionale e l’assunzione di importanti incarichi nella Giunta amministrativa nazionale, nella quale Rino sarebbe stato per anni uno dei membri attivi del Supremo Consiglio più autorevoli e influenti, almeno fino al 2009).
Ricordo con nostalgia diverse belle serate – specie tornate informali – durante le quali si discettava amabilmente di kabbalah, alchimia, neoplatonismo, teurgia e mitologia, e il sottoscritto, appena ventisettenne e poco più che neofita, si prendeva il lusso di disquisire da pari a pari con il temutissimo “Ivan Mosca detto il Terribile”, talvolta contraddicendolo senza alcun timore reverenziale, mentre tu, Rino, mi osservavi sorpreso per cotanto ardimento e sfacciataggine; registrando però che Ivan, al contrario di quanto facesse con maestri ben più anziani e blasonati (spesso redarguiti a male parole per via di qualche castroneria gettata nella discussione)  trattava un modesto apprendista come me con rispetto e attenzione.

Correva poi l’anno 1999, e si festeggiava il trentennale dalla fondazione della Monte Sion, eravamo in un ristorante.
Ivan Mosca faceva il suo discorso celebrativo.
Tu, Rino, eri seduto accanto a lui, al posto d’onore.
Io ero seduto abbastanza vicino a voi, anche se investito soltanto del secondo grado azzurro, quello di compagno d’arte.
Ma, si sa, la fratellanza, specie nelle riunioni conviviali, azzera le distinzioni e le gerarchie, anche quelle massoniche.
O almeno dovrebbe.
Terminato il discorso rivolto alla Loggia, Ivan mi fissa, poi mi indica e si rivolge a te, Rino, dicendoti ad alta voce:

“Guarda che Gioele sarà un ottimo scozzese”.

Tu annuisti, ridendo e prendendo nota interiormente, pur nella consapevolezza che ci sarebbero voluti ancora anni prima che io potessi accedere al R.S.A.A.

E quando, caro Rino, negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007 (mentre nel frattempo raggiungevo la maestria azzurra e percorrevo tutto il cursus honorum nella Monte Sion, sino a diventarne Maestro Venerabile) intraprendevo anche un fulmineo ed intenso percorso nel Rito Scozzese (credo di aver saltato due o tre riunioni al massimo in tutto, nel corso di anni e anni di tornate rituali e informali a Piazza del Gesù), ci furono molte occasioni in cui fosti costretto a rinnovare la sorpresa e lo sconcerto nel trovarti di fronte quel ragazzo presuntuoso, attaccabrighe, insolente e privo di timori reverenziali verso chicchessia.
Rammento ancora una tornata di quarto grado – all’epoca la camera era presieduta da Pierluigi Winkler, che nel tempo sarebbe diventato anche un grande amico oltre che un caro fratello – in cui, sebbene fossi solo un modestissimo maestro segreto confuso insieme ad altri fra le colonne, attaccai a testa bassa alcune discettazioni che venivano dall’Oriente, da parte Tua, Rino e di altri Sovrani Ispettori Generali.
Eppure, nella sorpresa generale, proprio Tu che passavi per autoritario e sentenzioso, abituato a parlare per ultimo e a dire l’ultima parola anche in senso ufficiale, accettasti il contraddittorio con me, imponendo il silenzio a chi dall’Oriente già chiedeva la mia testa e la mia immediata defenestrazione dal Tempio, lasciando che le opinioni di un giovanotto scozzese del grado più basso fossero liberamente messe a confronto con quelle di chi era abituato ad accedere al suo scranno accompagnato da diversi maestri armati di spada e sotto la cosiddetta volta d’acciaio.
Di quell’atto e di numerosi altri simili ripetuti nel corso degli anni, tutte gratuite attestazioni di stima e affetto, non me ne scordo, caro Rino, per quante volte abbiamo potuto essere schierati su posizioni e fronti contrapposti, in Gran Loggia e/o in altre faccende azzurre o scozzesi.

Meno ancora posso scordarmi di come Ti comportasti all’epoca in cui dovetti subire la mia prima “sospensione” dai lavori di Loggia (praticamente una vera e propria “cacciata illegale e abusiva” dall’Ordine), grazie all’opera congiunta e malevola dei vari Gustavo Raffi, Giuseppe Abramo, Aniello Costanza, Massimo Cioni, e via discorrendo.
Mentre mi si inibiva la frequenza ai lavori della mia Loggia, Tu, finché potesti, mi consentisti di continuare a frequentare ufficialmente le camere scozzesi.
E lo facesti per diverso tempo, opponendoti a tutti quelli che, anche in sede di Supremo Consiglio, invocavano la mia testa, per offrirla graziosamente alla coppia Raffi-Abramo.
Anche di questo, a distanza di diversi anni, ti sono sinceramente grato, caro Rino.

E, insieme a me, anche altri Fratelli di Grande Oriente Democratico pensavano soprattutto a Te (e non soltanto, sussistendo ancora diversi scozzesi italiani del GOI cui va il nostro affetto e la nostra amicizia), quando scrivevano, qualche anno fa, quel famoso contributo intitolato

In Difesa del Rito Scozzese Antico ed Accettato (clicca per leggere).

In definitiva, caro Rino, ti abbraccio oltre il tempo e lo spazio con grandissimo affetto e un pizzico di nostalgia per quelle belle serate degli anni che furono, quando magari capitava di polemizzare su diverse cose, ma era sottinteso un fair play e un collante di fraternità che ultimamente pare essere del tutto scomparso dalle parti di Palazzo Giustiniani.

Con i miei 41 anni sono ancora relativamente giovane (benché anziano di appartenenze iniziatiche e massoniche), ma non mi sfugge che Tu mi/ci hai soltanto preceduto…
Poco importa se di pochi o molti anni.
Anche perché, come intonava un talentuoso cantautore siciliano in una sua celebre canzone:

“Vivere venti o quarant’anni in più è uguale…difficile è capire ciò che è giusto…e che l’Eterno non ha avuto inizio…”.

Perciò, arrivederci RINO, a presto o a più tardi, secondo quanto disporrà il Grande Architetto dell’Universo e senza perdere mai di vista il senso più profondo del concetto di Oriente Eterno; concetto troppo spesso biascicato senza intendimento alcuno da chi non vi abbia riflettuto sufficientemente sopra, e perciò si trovi a vivere tormentato da paure e speranze essenzialmente contro-iniziatiche e umane, troppo umane.

Gioele Magaldi,

con I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 28 febbraio- 8 marzo 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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