I Fraintendimenti de Il Moralista a proposito di Putin, Russia, Cosmopolitismo e Globalizzazione
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I Fraintendimenti de Il Moralista a proposito di Putin, Russia, Cosmopolitismo e Globalizzazione

 

 

 

 

Non pago di aver scherzato con il fuoco di certo filo-putinismo (non per caso assai apprezzato in ambienti clerical-fondamentalisti-integralisti, illiberali e neo-fascisti) già in

“Può la Russia ergersi a nuovo leader morale del Globo?”, articolo del 16 marzo 2014 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

cui dovemmo far fronte con la pubblicazione di

GOD, la Russia, Il Moralista e alcuni grossolani fraintendimenti (clicca per leggere);

e dimentico forse di aver maturato posizioni ben più equilibrate e lungimiranti su questo tipo di argomenti in

“Rodion, il Moralista e la Patria Europea”, articolo del 26 marzo 2014 per IL MORALISTA (clicca per leggere),

articolo da Noi ampiamente elogiato in

A proposito di Patria Europea, di multiculturalismo… e di Rodion, top commentatore de Il Moralista (clicca per leggere),

il brillantissimo (comunque e sempre) Francesco Maria Toscano alias “Il Moralista”, se ne esce l’altro giorno con uno stralunato intervento come

“La Russia di Putin e il pezzo mancante”, articolo del 14 aprile 2014 per IL MORALISTA (clicca per leggere).

Intendiamoci, concordiamo con Toscano allorché scrive:

 

“L’uomo saggio, di regola, ignora le pantomime recitate dai burattini, preferendo impegnarsi nel tentativo di  demistificare le mosse predisposte dagli occulti burattinai. Al di là delle nobili intenzioni di principio, cosa ha prodotto fino ad oggi il fenomeno conosciuto con il nome di “globalizzazione”? Di fatto un sostanziale livellamento al ribasso delle condizioni di vita delle classe subalterne dell’intero pianeta. Prospettiva accettabile per quei popoli, specie africani ed asiatici, che non hanno mai conosciuto un barlume di benessere e sicurezza; tragica e desolante, invece, per tutti gli occidentali che erano abituati a ben altri standard di vita. Nell’ottica dell’oligarchia mondialista dominante, il nuovo archetipo ovunque prevalente sarebbe dovuto nascere dalla fusione in provetta tra le condizioni misere e schiavili tipiche dei lavoratori del terzo mondo, con quelle dignitose ed oneste conquistate dai lavoratori occidentali grazie a secoli di dure battaglie. Questo meticcio vive ora in mezzo a noi: salari ai limiti della sopravvivenza, pochi diritti e precarietà estrema ne compongono i tratti distintivi. […]Di sicuro il tipo di globalizzazione concretamente palesatasi, affamante, disumana, oligarchica, darwiniana e nazista, è da respingere. Di sicuro la governance liquida ora imperante sull’intero globo terracqueo è figlia della perversione intellettuale di una élite di contro-iniziati cresciuti come serpi in seno nel corpo dell’Occidente libero (penso agli autori del famoso “The Crisis of Democracy”, per esempio). Di sicuro, infine, i popoli europei non potranno resistere ancora molto a lungo galleggiando sulle sabbie mobili che il Venerabile Draghi ha sadicamente preparato col recondito fine di inghiottire i più deboli.”

 

Fin qui, siamo tutti d’accordo e anzi siamo stati Noi di GOD a spiegare tra i primi all’opinione pubblica italiana e occidentale la gravità di uno scenario simile.
Poi però Toscano, quando parla del potere dei “burattinai”, lo descrive come “discretamente esercitato nel buio dei Templi più elitari da massoni a vocazione cosmopolita”.
Eh no, guai a confondere il “cosmopolitismo”, che conferisce dignità strutturale, sostanziale e meta-storica agli esseri umani “cittadini del Mondo”, in quanto latori di diritti universali (sociali ed economici, oltre che civili e politici) inalienabili e intangibili ad ogni latitudine del pianeta e senza compromessi con tradizionalismi, comunitarismi e particolarismi vari che servono a giustificare le peggiori nefandezze (vedi Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948), con l’elitarismo di certi massoni neo-aristocratici i quali, solo a partire da qualche decennio a questa parte esercitano una “contingente egemonia” (che sarà prima o poi sconfitta e rintuzzata, non si dubiti…) sulle sorti del globo terracqueo.
Parimenti, è un errore drammatico e insieme risibile pensare che la vera contrapposizione sia tra nazionalismo e globalizzazione. Il vero scontro in atto è semmai tra chi sta implementando da anni una privatizzazione del potere globale e una sua governance conseguentemente neo-aristocratica e tecnocratica (fomentando in termini occulti, nel contempo, proprio quei rigurgiti nazionalistici che impediscono la costruzione di poteri pubblici e politici globali in grado di contrastare efficacemente e non velleitariamente tale processo di involuzione privatistica e oligarchica su scala mondiale) e chi invece rivendica e rivendicherà con sempre più forza e determinazione il primato della politica sull’economia, della democrazia sulla tecnocrazia, dei diritti universali e globali sulle pretese illiberali, confessionali, tradizionalistiche e autoritarie delle piccole patrie nazionali.

In questa prospettiva, Toscano esprime una sonora scempiaggine quando scrive:

 

“Per cui, in conclusione, o l’Occidente sviluppa in maniera endogena gli anticorpi capaci di scacciare subito i “mercanti” (di morte) dal Tempio; o, in caso contrario, tanto vale fomentare tatticamente l’emergere di un nuovo sistema bipolare, est-ovest, in grado di rompere quel velo di “unanimismo incantato” che consente ai criminali oggi al potere di giustificare qualsiasi nefandezza evocando ipocritamente i necessitati effetti collaterali provocati da una globalizzazione che sembra non avere né padre né madre. Non è molto, ne convengo. Ma in alcuni casi bisogna sapersi accontentare.”

 

Infatti, la auspicata (tatticamente per alcuni, in termini di adesione ideologica e spirituale profonda, convinta e strategica per altri, da sempre allergici ai valori democratici, laici e liberali tipicamente occidentali) emersione di un nuovo sistema bipolare est-ovest sarebbe appunto la contrapposizione della Russia di Putin insieme alla Cina fascio-comunista da una parte, versus la solita (demonizzata più di quanto non meriti, anche da Toscano) area euro-atlantica dall’altra.
Non viene però in mente a Toscano che il già (strumentalmente) massone Vladimir Putin e la già (strumentalmente) libera muratrice Angela Merkel (entrambi iniziati negli anni ’80 del Novecento presso la famosa UR-LODGE “Golden Eurasia” che poi assunse anche il nome di “Speculum Orientalis Occidentalisque”, una officina operante specificamente nella DDR e nell’Europa dell’Est) possano mirare in realtà ad un obiettivo convergente, nonostante le apparenti divergenze.
In attesa di tornare a cimentarci ancora su questi interessanti temi che riguardano il cruciale rapporto tra stati nazionali e globalizzazione, cittadinanza localistica e cosmopolitismo, tradizionalismo comunitario/particolaristico e universalismo/giusnaturalismo, etc., invitiamo il bravo Toscano a interrogarsi sulla possibilità che, in fondo, il modello europeo nazionalistico attuale (l’Unione Europea è governata da un paio di nazioni egemoni che guidano altre nazioni subalterne, con il contorno di una casta di burocrati nominati: non c’è nessun potere federale democraticamente legittimato che sia sovraordinato in misura paritaria ai vari paesi del Continente) e il modello nazionalistico neo-imperialistico russo siano fatti apposta per intendersi e per gestire l’intera area euro-asiatica nel segno di un graduale assottigliamento della libertà e della democrazia sostanziale.
Il tutto è già avvenuto in Russia, qualcosa di simile sta già accadendo (in termini meno eclatanti e grossolani per via del diverso e più civilizzato contesto) nell’attuale Europa delle nazioni non integrate politicamente e a guida tedesco-francese, per conto di oligarchie private. Le stesse oligarchie spirituali ed economico-finanziarie che fanno quotidianamente affari d’oro con Putin e i suoi amici.

 

I  FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 29 marzo-16 aprile 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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