Grande Oriente Democratico, massoneria di destra reazionaria e l’8 settembre 1943: alcune considerazioni non banali in riferimento all’attualità, al Ducetto decadente Silvio da Arcore e alle trame di Beppe Pisanu & C., novelli congiurati del Gran Consiglio quasi ex berlusconiano
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Grande Oriente Democratico, massoneria di destra reazionaria e l’8 settembre 1943: alcune considerazioni non banali in riferimento all’attualità, al Ducetto decadente Silvio da Arcore e alle trame di Beppe Pisanu & C., novelli congiurati del Gran Consiglio quasi ex berlusconiano

 

 

 

 

L’8 settembre 1943 il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio (già capo del governo dal 25 luglio 1943, incarico ricevuto dal Re Vittorio Emanuele III alcune ore dopo la riunione del Gran Consiglio del fascismo che di fatto tolse la fiducia a Benito Mussolini) lesse verso sera, dai microfoni dell’EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, dal 1954 RAI Radiotelevisione italiana, avendo iniziato ad operare in video) il seguente proclama:

Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower,comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza

 

Che c’entra la massoneria in tutto questo?
C’entra eccome.
Di fatto, con le gesta del 24-25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo (che sin nel nome era stato concepito dai massoni di destra convertiti al Fascismo in omaggio alle consuete simbologie muratorie) ritirava la delega che - con il consenso della grande industria e dei vertici militari di fede monarchica - circa vent’anni prima aveva conferito al formalmente mangia-massoni Benito Mussolini, per instaurare una dittatura che risolvesse i gravi problemi politici italiani.
La stessa grande industria privata (il massone Vittorio Valletta alla Fiat ed altri a capo di altre imprese), la dirigenza di quella pubblica cresciuta alla corte del massone Alberto Beneduce (già Presidente dell’IRI) e quasi tutte le più alte cariche militari erano rappresentate da antichi frequentatori di logge (spesso della parte più retriva e conservatrice) che, dopo aver tradito per due decenni i propri giuramenti libero-muratori ed aver assistito indifferenti alla persecuzione di fratelli sinceramente liberali e democratici (condannati al confino, all’esilio o assassinati), adesso si riprendevano in mano il potere, dopo aver constatato il fallimento dell’homo novus di Predappio.
Del resto, a partire da Dino Grandi, che fece votare il suo ordine del giorno di sostanziale sfiducia a Mussolini, la maggioranza dei componenti di quel consesso, fondato il 15 dicembre 1922, era sempre stata saldamente nelle mani di detentori di grembiulini e guanti bianchi.
E Grandi (nato nel 1895), che morirà serenamente di vecchiaia a 93 anni nel 1988, pur essendo implicato fino al collo nel fascismo squadrista ed eversivo prima e nel governo in nome del regime dittatoriale poi (come Ambasciatore a Londra, Ministro degli Esteri e Ministro Guardasigilli), diverrà nel Secondo Dopoguerra - proprio in virtù della sua mai riposta appartenenza alla massoneria destrorsa - un autorevole intermediario di delicate operazioni industriali e politiche da una parte all’altra dell’Atlantico, in un rapporto di stretta collaborazione con gli ambasciatori statunitensi in Italia, prima fra tutti l’ambasciatrice Clare Boothe Luce (già membra repubblicana molto conservatrice della Camera dei Rappresentanti USA dal 1943 al 1947), che risiedette a Roma nei cruciali anni dal 1953 al 1956.

Insomma, se per l’approfondimento (molto intrigante, in verità) dei rapporti strutturali e organici che legarono l’ascesa e la caduta del Fascismo agli ambienti massonici più reazionari e conservatori italiani (e non solo italiani) rimandiamo alla lettura di alcuni capitoli di MASSONI. Società a responsabilità illimitata, Chiarelettere (Gioele Magaldi co-autore), in questa occasione vorremmo sottolineare, nel settembre 2011 come nel settembre 1943, la colossale INFINGARDIA OPPORTUNISTA E MARAMALDA della classe dirigente nostrana.
Il Maresciallo Badoglio (pure lui in odore di massoneria anche se, al contrario che per altri, non si rinvengono ancora le prove definitive) era stato già un mediocre generale ai tempi della disfatta di Caporetto (Prima Guerra Mondiale) e poi era rimasto implicato mani e piedi nel bellicoso ma velleitario regime fascista, divenendo Capo di Stato Maggiore Generale nel 1925 e nel 1928 Governatore delle colonie Tripolitania e Cirenaica.
Non solo.
Tra 1935 e 1936 sarà proprio il Maresciallo Badoglio, quale Comandante del corpo di spedizione in Etiopia, a far utilizzare il tremendo gas iprite contro le popolazioni abissine (prima ancora che a ciò lo autorizzasse il Duce), al fine di fiaccarne la resistenza militare e terrorizzare le famiglie di civili inermi
Per questi spregevoli atti criminosi contro l’umanità, compiuti con l’uso di armi chimiche vietate dalla comunità internazionale, Sua Maestà savoiarda nominò Badoglio Duca di Addis Abeba.
Nel 1938 Badoglio diede il suo pubblico avallo al Manifesto della Razza, viatico ignobile alle leggi razziali antisemite di quegli anni, trovandosi però in buona compagnia di altri italianissimi opportunisti come Padre Agostino Gemelli, Amintore Fanfani, Giovanni Guareschi, Luigi Gedda, Giuseppe Tucci, Giorgio Bocca e tanti altri intellettuali o notabili che le sottoscrissero con convinzione, salvo poi riciclarsi, a regime caduto, sotto il mantello di nuovi valori democratici e persino pseudo-resistenziali.

Ma l’8 settembre 1943 costui faceva proclami alla nazione italiana, spacciandosi per suo salvatore immacolato e intanto mettendo a repentaglio - con lo stile ipocrita, ambiguo e cerchiobottista della sua solenne comunicazione - la vita e la sicurezza di moltissimi soldati e ufficiali dell’esercito italiano, che non capirono che cosa dovessero fare e a quali ordini attenersi, mentre il Re se la svignava da Roma verso Brindisi.
E’ la situazione descritta in films famosi come Tutti a casa (del 1960, regia di Luigi Comencini, prodotto da Dino De Laurentiis con Alberto Sordi, Eduardo De Filippo e Serge Reggiani) o in romanzi come Captain Corelli's Mandolin (Il Mandolino del Capitano Corelli, del 1993) del britannico Louis de Bernières, portato poi sul grande schermo nel 2001 con il film diretto da John Madden e interpretato da Nicolas Cage, Irene Papas, Penelope Cruz, Christian Bale.
In queste, come in altre opere di narrativa letteraria e audiovisiva sull’argomento (per non parlare delle documentazioni storiche vere e proprie) appare con chiarezza come, dopo la connivenza e l’ignavia degli anni ’20, con cui monarchia italiana e vertici militari consegnarono la nazione alla dittatura fascista, in seguito, a regime mussoliniano in disfacimento, quegli stessi ambienti consegnassero vilmente schiere di cittadini chiamati sotto le armi alla rappresaglia nazista nel nord-Italia come all’estero, senza ordini precisi e una strategia sapiente per potervi fare fronte.
L’armistizio con gli alleati era cosa sacrosanta da firmare, ma ben altro impegno Re, Badoglio e Stati maggiori delle forze armate avrebbero dovuto profondere per guidare i propri connazionali ad un riscatto militare contro la Germania nazista e/o per salvaguardarne comunque la sicurezza e la vita.
Invece, i reparti militari furono abbandonati a se stessi e vi furono massacri di soldati italiani (come a Cefalonia, in Grecia, nella storia immortalata nel racconto Captain Corelli's Mandolin) o deportazioni di massa in campi di concentramento.
Alcuni militari, tuttavia, si diedero alla macchia insieme a formazioni civili di partigiani e condussero un’onorevole e gloriosa lotta di resistenza contro gli invasori tedeschi, a parziale riscatto della fellonia di Badoglio, Vittorio Emanuele III & Company.
Quanto a quei cari ragazzi e uomini maturi che intesero preservare il presunto onore dell’Italia arruolandosi dalla fine di settembre 1943 nella Repubblica Sociale Italiana (RSI o Repubblica di Salò) a fianco degli stimati e nobili camerati nazisti, anch’essi rientrano perfettamente nella tipologia italiana più becera e deteriore.
I nazisti l’onore non l’avevano mai avuto, essendo delle bestie sanguinarie, truffaldine e ciniche sin dall’inizio.
I fascisti anche, ma se proprio vogliamo tracciare una differenza e una linea di demarcazione temporale definitiva (senza dimenticare i gas tossici contro i civili abissini nel 1935-36 e tutte le violenze di regime degli anni passati), questa è caratterizzata dalla promulgazione delle leggi razziali del 1938-39, controfirmate dal Re Fellone di casa Savoia.
Dopo il 1938-39, di quale onore si vuole cianciare?
Eppure, tra gli ineffabili esponenti della classe politica italiana, specie di sinistra post-comunista, non sono mancati gli appelli (celebri quelli di Luciano Violante quando era Presidente della Camera) in nome di una pacificazione della memoria nazionale fra cultori della resistenza partigiana e cultori della sedicente “valorosa” epopea repubblichina.
Vergogna!
Consentiamo assolutamente a stigmatizzare tutti gli episodi di violenza crudele e sanguinaria perpetrati dai partigiani di estrema sinistra ai danni di altri resistenti (magari monarchici, liberali o cattolici), oppure civili (fascisti, cattolici o liberali), ma non si possono in alcun modo equiparare i resistenti (anche comunisti) che combattevano per la democrazia e la libertà (senza commettere abusi impropri e vendette gratuite) e quegli irriducibili repubblichini che ancora militavano a fianco degli ideatori della soluzione finale per la razza ebraica e che compirono inumane stragi in tutta Europa, durante gli anni di occupazione di territori nazionali altrui.
Stop della rievocazione storica.
E oggi?
In questi giorni, gli stessi personaggi che da una vita hanno profittato dell’intimità politica e affaristica con il Fratello Berlusconi (Giuseppe Pisanu per primo, ma ce ne sono diversi altri, a cominciare dai transfughi dell’UDC e del Terzo Polo mai nato, che dal 1994 al 2006/2010 erano stati fidi complici dell’Autocrate semi-monopolista dell’etere italico) si propongono quali nuovi “Dini Grandi/Pietri Badogli”, cercando di spacciarsi per il nuovo che avanza, mentre sono i migliori interpreti del secolare e ammuffito malcostume italiano di lasciare la nave quando questa affonda, di addentare la mano che poco prima si baciava (in questo Berlusconi docet), di maramaldeggiare cinicamente i leaders cui ci si appecoronava indecorosamente fino a poco tempo prima.
Naturalmente, i Beppe Pisanu, i Marcello Pera o i Giuliano Cazzola (e molti altri) che vorrebbero imitare il Gran Consiglio del 1943 sono sempre meglio di quei cortigiani e squadristi bovini del Capo che, qualunque cosa questi dica o faccia, sono sempre pronti a comportarsi come gli irriducibili repubblichini di Salò o gli uomini del bunker berlinese di Hitler.
Salvo poi, anche questi ultimi, squagliarsi con le posate d’argento un minuto prima del bombardamento finale…
A sinistra, poi, siamo curiosi di sapere cosa accadrà quando si tratterà di approvare questo sciagurato monstruum politico-sociale: il pareggio di bilancio come obbligo costituzionale, una di quelle norme in grado di schiantare definitivamente il sistema economico nostrano.
Di ciò, comunque, si occuperanno più propriamente le amiche e gli amici di “Democrazia Radical Popolare”.
Per parte nostra, concludiamo questo intervento dicendo: “E’ la classe politica italiana del XX° e XXI° secolo, egemonizzata da fascisti, democristiani, clericali trasversali, comunisti e berlusconiani:  E’ MONNEZZA, BABY… (parafrasando Dagospia e Il Fatto Quotidiano, che nelle loro espressioni si sono rifatti alla celebre frase di Humphrey Bogart in Deadline: “That’s the press, baby… e non puoi farci niente!)

Inoltre, d’ora in avanti, in questo clima di disfacimento totale della società e della cultura italiana (anche il cinema nostrano risente di questa decadenza e dell’assenza di investimenti e scelte autorevoli, di progetti lungimiranti) vorremmo occuparci di più di questioni filosofiche e spirituali tipiche della tradizione esoterica muratoria, lasciando soprattutto alle amiche e agli amici di D.R.P. (www.democraziaradicalpopolare.it) di continuare una narrazione alternativa in favore di una civiltà giuridica e politica degna di quel grande Paese che potrebbe essere l’Italia, qualora mutasse radicalmente i presupposti della sua agenda pubblica ed etica.
Il che non vuol dire che anche noi di GOD non proseguiremo LE NOSTRE BATTAGLIE consuete, sia in termini di meta-politica ed impegno civile a-partitico per i nostri concittadini, sia di lotta per la rigenerazione interna del Grande Oriente d’Italia, al momento mal-governato da sedicenti massoni/effettivi contro iniziati, dediti per lo più al riempimento delle proprie tasche e a trame poco trasparenti nel back-office del potere.

[ARTICOLO DEL 9 SETTEMBRE 2011]

 

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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