GOD commenta “Chi comanda in Italia? Ce lo dice lo storico Giulio Sapelli”, articolo by Michael Pontrelli per TISCALI
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GOD commenta “Chi comanda in Italia? Ce lo dice lo storico Giulio Sapelli”, articolo by Michael Pontrelli per TISCALI

 

 

 

 

Commentiamo brevemente

“Chi comanda in Italia? Ce lo dice lo storico Giulio Sapelli”, articolo by Micheal Pontrelli per TISCALI (clicca per leggere)

Premettiamo che a Noi Giulio Sapelli piace, sia come storico dell’economia che come intellettuale tout-court.
E ci è piaciuta più di una volta, nel corso di questi ultimi anni e mesi, la maestria con la quale ha confutato gli apologeti dell’attuale paradigma politico-economico che sta macellando socialmente l’Italia e l’Europa, invocando piuttosto l’avvento di una nuova stagione keynesiana e rooseveltiana.
Non soltanto: apprezziamo e condividiamo anche diversi passaggi dell’intervista rilasciata a Michael Pontrelli per TISCALI NOTIZIE.
Sapelli ha completamente ragione quando dice che

“L’Italia di oggi è un paese devertebrato ovvero un paese in cui il potere si è disgregato. I partiti e le grandi imprese di fatto non esistono più
[…]
Quello di Bisignani è sostanzialmente un libro che manda dei segnali mafiosi. Un volume scritto per dire che può ricattare tutti. I partiti di oggi sono dei semplici comitati d’affari che perseguono interessi personali e lobbistici ma che di fatto non esercitano più un potere reale
[…]
Berlusconi è potente ma non ha alleanze. E’ un uomo anti-establishment. Appena ha tirato su la testa per entrare nel salotto buono lo hanno massacrato. E’ vero che ha fatto di tutto per farsi massacrare però i miliardi spesi per intercettarlo credo siano un record mondiale
[…]
la nostra storia va sempre interpretata nell’ambito dei conflitti di potere internazionali
[…]
Se vuole degli esempi più recenti posso citarle lo smantellamento di alcuni settori industriali italiani voluti da potenze straniere come l’informatica, dove eravamo leader con l’Olivetti, e il nucleare con lo scandalo Ippolito. Per non parlare poi della chimica fine e delle privatizzazioni di Prodi con cui sono state svendute e chiuse intere filiere merceologiche
[…]

Inoltre, Sapelli ha ragione a metà, quando afferma:

“Purtroppo la mancanza di una vera sovranità nazionale è una costante del nostro paese. L’Italia è stata una costruzione geografica messa assieme dalla diplomazia inglese per contrastare il dominio francese nel Mediterraneo
[…]

Tuttavia, in altri passaggi, il ragionamento del bravo Sapelli mostra più di una lacuna, sia sul piano storiografico che ermeneutico.
Vediamo dove.
Quando Sapelli scrive:

“Garibaldi, per esempio, venne assoldato direttamente dagli inglesi tramite la massoneria di rito scozzese. La realtà è che non abbiamo mai avuto la nostra autonomia nazionale”,

commette un grossolano fraintendimento.
Basta rileggere con mente serena le mille testimonianze documentarie italiane ed europee sul periodo che va dal 1848 al 1860 per rendersi conto che 1) l’ampliamento dei confini del Regno di Sardegna in prospettiva unitaria prima nel centro-nord e poi nel centro-sud fu un capolavoro politico-diplomatico anzitutto del fratello massone Cavour e dei suoi più stretti collaboratori fraterni che troveremo attivissimi nella Società nazionale italiana (dal 1857) e nel Grande Oriente Italiano (dal 1859). E per conseguire tale prospettiva unitaria, il fratello Cavour, forte dell’appoggio di determinati circuiti massonici europei di tendenza cosmopolita, non esitò a lucrare astutamente sui contrastanti interessi di Francia e Regno Unito, alleandosi ora con i massoni al governo del primo, ora con quelli al governo del secondo paese, e operando con spregiudicata abilità in vista di un obiettivo nazionale che né l’una né l’altra potenza avevano interesse a favorire nei termini in cui effettivamente si realizzò. 2) il fratello massone Giuseppe Garibaldi – che diede uno straordinario contributo politico-militare alle strategie diplomatiche di Cavour- non venne assoldato proprio da nessuno. Piuttosto, ricevette denaro e soccorso da fratelli scozzesi (non di rito scozzese) e inglesi, ma anche francesi, ungheresi, statunitensi e naturalmente italiani, all’interno di un modus operandi solidaristico tra liberi muratori progressisti che caratterizzò tutte le insurrezioni sette-ottocentesche dell’area euro-atlantica, in lotta prima con l’Ancien Règime e poi con i regimi dispotici figli dell’epoca della cosiddetta Restaurazione inaugurata dal Congresso di Vienna del 1814-15 3) Alla fine della giostra, quando rinacque dopo secoli l’unità italiana, nel 1861, ciò era avvenuto grazie allo sforzo congiunto di massoni cavouriani, mazziniani e garibaldini, capaci di sfruttare a proprio vantaggio e a favore dell’Italia le opposte e antagoniste mire egemoniche sulla Penisola di inglesi e francesi.

A parte ciò, non è neanche vero che l’Italia non abbia mai avuto una sua “autonomia nazionale”.
Piuttosto, tanto nel XIX secolo che lungo il XX secolo, in Italia si sono confrontati sul campo sedicenti (o effettivi) difensori dell’interesse nazionale da una parte, rappresentanti più o meno occulti di interessi esterni, spesso in conflitto tra loro, dall’altra.
Qualche volta difendere i più autentici interessi nazionali ha significato allearsi con determinati soggetti esteri, combattendone altri in una prospettiva cosmopolitica e sovra-nazionale; qualche altra volta ha invece comportato il tentativo di limitare l’ingerenza di nazioni più potenti o di gruppi sovra-nazionali capaci di incidere sulla politica e la società italiana ancor più di stati sovrani.
In ogni caso, se l’Italia è stata o è apparsa spesso, durante la sua storia di giovane nazione (appena un secolo e ½ ), limitata nella sua autonomia nazionale, ciò va rimproverato agli italiani stessi delle generazioni post-risorgimentali.
Il Risorgimento, infatti, nelle sue articolate e complesse componenti massoniche, aveva predisposto con grande coraggio e abilità un destino unitario ricco di straordinarie potenzialità.
Sono stati i figli, i  nipoti e i pronipoti di quei straordinari patrioti cavouriani, mazziniani e garibaldini a non essere sempre all’altezza dei propri antenati.
Oggi come alla fine dell’Ottocento, negli anni Venti del Novecento e in altri periodi problematici della storia italica recente, comunque, il grado di ingerenza di interessi allogeni e di potenze estere è direttamente proporzionale alla mancanza di coraggio, dignità e consistenza progettuale della classe dirigente nostrana.
Il che non significa misconoscere che, pur con tutti i loro limiti, i partiti politici e la società civile del Secondo Dopoguerra seppero edificare una nazione prospera e industrializzata (la settima potenza economica al Mondo) sulle macerie di un paese agricolo e semi-analfabeta, devastato dal Fascismo e da una guerra dissennata.
Anche per quegli anni straordinari e contraddittori è lecito parlare di relativa limitazione della sovranità nella logica di Yalta, ma certo non di assenza complessiva di autonomia nazionale.
Nel bene e nel male, l’Italia seppe anzi ritagliarsi una propria fetta di autentica e indiscussa indipendenza (talora spregiudicata) in molte questioni economiche e politico-diplomatiche di non mediocre peso strategico, nonostante le rimostranze e le resistenze di volta in volta espresse da americani, inglesi e francesi o da entità sovra-nazionali.

Il bravo Giulio Sapelli si inganna anche quando scrive

“Oggi la massoneria non ha più il peso di una volta. I grandi intellettuali, come era per esempio Spadolini, l’hanno abbandonata. Alcuni sono morti, altri si sono messi in sonno. La degenerazione di Gelli le ha dato un colpo terribile. Esiste ancora una buona massoneria patriottica raccolta attorno al rito scozzese ma, ripeto, non conta più come prima”. 

Anzi, qui pare che Sapelli denoti una scarsa conoscenza dell’universo massonico italiano ed extra-italiano.
Quale sarebbe il tempo “di una volta” in cui la massoneria (ma quale?) aveva un “peso” diverso dall’attuale?
Giovanni Spadolini, peraltro, dopo un periodo giovanile fascista e anti-massonico, si trovò si ad aderire in modo alquanto riservato al milieu latomistico e successivamente a coltivare buoni e speciali rapporti con il massone (anche lui politico nel PRI) Armando Corona, ma non fu mai esplicitamente schierato sul piano intellettuale come un apologeta o un campione della libera muratoria e del suo patrimonio ideologico.
La massoneria italiana ha avuto alterne vicende, che non pare opportuno raccontare in questa sede se non con un rapidissimo schizzo.
Potentissima nella fase risorgimentale e post-risorgimentale, esiliata o dormiente nelle sue componenti progressiste, liberali e democratiche durante il regime fascista (che fu governato da un Gran Consiglio composto in larghissima parte da massoni conservatori, ex progressisti e reazionari, i quali occupavano anche i vertici militari e burocratici con il consenso di Mussolini, che volle assolutamente, fra gli altri, il massone Alberto Beneduce alla guida economica del Paese), risvegliata nel Secondo Dopoguerra con il mandato anglo-americano di dirigere il retrobottega sostanziale del potere italico (economia, burocrazia, diplomazia, intelligence), lasciando a Chiesa cattolica e DC il front-office politico-culturale nel contrasto ai comunisti, essa è stata contrassegnata dagli anni ’60 e fino ad oggi da obiettive tendenze piduistiche e neo-piduistiche, fatte le debite eccezioni per alcuni gruppi e individui.
E gli intellettuali massoni, nella seconda metà del Novecento, spesso si sono occultati come tali, partecipando in qualche modo al “gioco al nascondiglio” così caro alla cultura piduistica.
Giovanni Spadolini non ha fatto eccezione, ma si potrebbero fare molti altri esempi, anche se questa non è la sede adatta.
Ma sul territorio italiano non ha mai operato soltanto la massoneria delle varie comunioni italiane… La massoneria è un network internazionale o, meglio ancora, sovra-nazionale.
In Italia, pertanto, hanno operato ed operano uomini legati a logge estere o nate direttamente sovra-nazionali (le cosiddette “UR-LODGES”). E tali logge estere o sovra-nazionali, ne informiamo il prof. Sapelli, non sono state mai soggette, nelle loro sedi extra-italiane, alle altalenanti sorti della libera muratoria italica, spesso vittima di demonizzazione e persecuzione mediatica se non giudiziaria.
Mentre Sapelli si trastulla con il generico concetto di

“una buona massoneria patriottica raccolta attorno al rito scozzese ma, ripeto, non conta più come prima”,

che francamente non corrisponde ad alcunché di reale (giacché esistono massoni patriottici italiani che contano poco o tanto, ma non sono necessariamente raccolti soltanto attorno ai vari capitoli di rito scozzese della Penisola),

le più importanti scelte politico-economiche del Paese sono state prese, nel bene e nel male, a partire dagli anni ’90, da uomini legati a doppio filo a interessi massonici e paramassonici esteri o sovra-nazionali.
A partire dagli anni ’90 e fino ad oggi, sino all’operato del massone Mario Monti, del massone Mario Draghi e del paramassone Enrico Letta, ennesimo servizievole maggiordomo dei cenacoli latomistici che stanno destrutturando la società italiana ed europea da diversi anni.
In definitiva, anche quando Sapelli scrive

“Che Francia e Germania stanno imponendo il loro potere su tutta l’Europa compresa l’Italia. Se ancora ci sono delle resistenze dobbiamo ringraziare gli Stati Uniti. Gli americani non vogliono che l’Italia cada completamente nelle mani dei tedeschi e dei francesi per il semplice motivo che sul nostro territorio hanno le loro basi militari. Fino a quando gli aerei americani partiranno dai nostri aeroporti siamo in buone mani. E’ meglio stare con gli Stati Uniti che non sotto il tallone dei tedeschi”.

non mette correttamente a fuoco la situazione.
Certo, in termini generali, anche Noi di GOD preferiamo antropologicamente un’alleanza con la Prima Repubblica massonica al Mondo, gli USA, piuttosto che con gli epigoni di Hjalmar Schacht (regista economico della Germania nazista quanto della Repubblica federale tedesca con capitale Bonn, sorta nel Dopoguerra).
Ma, in realtà, non esistono “Francia” e “Germania”, non esistono gli “Stati Uniti” né gli “americani” i “tedeschi” o i “francesi” come soggetti unitari in lotta per l’egemonia e il potere, in Italia e in Europa.
Semmai, tanto negli USA che in Francia, Germania, Regno Unito, Italia, etc., diversi gruppi di potere nazionali o sovra-nazionali (e i secondi sono più influenti e incisivi dei primi), con interessi, ispirazioni e aspirazioni politico-culturali divergenti, utilizzano le istituzioni pubbliche dei vari paesi per finalità e interessi di natura privata, spesso alleandosi o combattendosi fra loro.
Tanto per essere chiari, è molto ingenuo pensare che un Mario Draghi o il suo fedele scudiero Fabrizio Saccomanni, in quanto nati in Italia, perseguano perciò gli interessi socio-economici del popolo italiano.
L’uno e l’altro, il capo della BCE e quello del Ministero di via XX settembre (e analogo discorso valeva per Mario Monti e vale per Enrico Letta), piuttosto, essendo individui di cultura e formazione cosmopolita, si sentono cittadini del Mondo globalizzato, fedeli agli ambienti sovra-nazionali che gli hanno concesso agiatezza, prebende, onori e incarichi molto più che ad generico concetto di patria italiana.
In effetti, c’è modo e modo di sentirsi cosmopoliti.
Per massoni progressisti, democratici e libertari come Paine, Garibaldi, Kossuth, Miranda, Bolivar, Mazzini, Wilson, Roosevelt (Franklin ed Eleanor), etc. voleva dire coniugare sentimenti di amore per la prosperità e l’autodeterminazione della propria patria con un’attitudine a garantire universalmente ad altri popoli gli stessi diritti a tutelare la propria libertà dalla tirannia e la propria ricerca della felicità.
Per massoni conservatori e reazionari come Draghi, Saccomanni, Monti, Rehn, Van Rompuy, Schaueble, etc. (coadiuvati da paramassoni servizievoli come Enrico Letta, su cui vedi Enrico Letta, un Para-Massone diligente, mediocre, subalterno e servizievole, all’Obbedienza dei circuiti massonici sovranazionali più reazionari e antidemocratici, clicca per leggere), il cosmopolitismo massonico equivale a indifferenza per le sorti dei popoli in quanto tali e solidarietà corporativa tra interessi privati occulti e spesso poco commendevoli (per usare un eufemismo).

Così, se per parte nostra leggeremo volentieri il libro del bravo Giulio Sapelli, Chi comanda in Italia, Guerini e Associati, riservandoci anche di farne una estesa recensione, raccomandiamo allo stesso Sapelli, per ampliare alquanto la profondità del suo sguardo sul potere in Italia e nel Mondo in epoca moderna e contemporanea (sino ai nostri giorni), di leggersi con attenzione

Gioele Magaldi, MASSONI. Società a responsabilità illimitata. Il Back-Office del Potere come non è stato mai raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi economica e politica occidentale del XXI secolo, Chiarelettere Editore,

non appena il Fratello Gioele Magaldi si degnerà di completare l’editing di questa sua opera tanto attesa e sospirata.

 

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 6-10 luglio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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